
Genova. Renata Briano, Assessore regionale all’Ambiente e Protezione Civile, ha fornito questa mattina la stima della cifra necessaria per mettere in sicurezza la Liguria dopo le catastrofiche alluvioni di Genova e dello spezzino. Ed è una cifra da far tremare le vene ai polsi: circa 1,5 miliardi di euro.
La spesa si sarebbe potuta ridurre, secondo l’assessore, se nei decenni scorsi non si fosse abbandonato senza manutenzione il territorio e non si fosse costruito troppo: “Per quanto riguarda Genova la fase acuta è durata otto ore. Sono caduti circa 23 milioni di metri cubi d’acqua, tanta quanta è contenuta nel Brugneto, il lago che serve tutti gli acquedotti della città. Mentre nello Spezzino la quantità d’acqua caduta è stata doppia a quella contenuta nell’invaso del Vajont”.
L’assessore Briano inoltre, nel suo intervento in Consiglio, ha fatto una ampia analisi dell’alluvione: “Si è trattato di eventi eccezionali che hanno colpito in maniera molto puntuale alcune zone. Per tutti basti l’esempio delle Cinque Terre: Vernazza e Monterosso distrutte, Manarola, Corniglia e Riomaggiore con danni limitatissimi. In poche ore nel bacino del Magra sono caduti 367 milioni di metri cubi d’acqua, una quantità pari a 15 volte la capienza del Brugneto. Il bacino del Bisagno è stato investito da 23 milioni di metri cubi d’acqua pari alla capienza dell’invaso del Brugneto. Si è trattato della più lunga allerta meteo della Liguria”.
“Si è parlato di tempesta tropicale, ma ormai, a causa dei cambiamenti climatici, queste perturbazioni si verificano anche nel Mediterraneo. Le vittime sono state 19, 6 a Genova, 12 più un disperso nello spezzino. Secondo una prima stima, i danni materiali ammontano a un miliardo, ma occorre un miliardo e mezzo per mettere in sicurezza l’intera Regione. La Liguria deve fare i conti con una morfologia assai fragile: le cause del disastro sono diverse, non solo l’urbanizzazione, ma anche rimboschimenti con essenze non autoctone come i pinastri, e l’abbandono di campagne e boschi. Diversa la situazione di Genova da quella delle Cinque terre e della Val di Vara: nel primo caso bacini piccoli che vanno in crisi, abbandono dei muretti a secco e delle campagne, non certo la cementificazione” ha precisato l’assessore.
“Per prevenire occorre portare avanti politiche agricole per la difesa del territorio – ha continuato Briano -. La Val di Vara è estremamente boscata e il bosco ha un effetto ombrello importante nel prevenire le alluvioni, ma non abbiamo tutti boschi naturali e oggi dobbiamo fare i conti con la non cura, con l’abbandono del bosco e con politiche di rimboschimento del passato che hanno diffuso nel nostro territorio specie non autoctone come il pinastro, che spesso si ammala, che è facile preda degli incendi e che con la resina acidifica il terreno impedendo la crescita del sottobosco. Anche i boschi cedui, non essendo più coltivati creano problemi. Genova deve fare i conti con l’urbanizzazione: che spesso non ha tenuto conto del camino naturale dei fiumi. Basti pensare che la copertura del Bisagno negli anni trenta era vista come un progresso, anche dal punto di vista sanitario”.
L’assessore Briano infine ha ricordato quello che occorre fare in caso di emergenza 2 come quelle verificatasi in Liguria: non soggiornare o dormire nelle zone sondabili, non sostare su passerelle e ponti, rinunciare a salvare qualsiasi bene materiale, staccare la corrente e chiudere la valvola del gas, prestare attenzione alle indicazioni fornite dalle autorità e dai media, verificare gli aggiornamenti dei pannelli luminosi e gli avvisi sul web, prima di abbandonare la zona di sicurezza accertarsi che sia dichiarato ufficialmente cessato lo stato di pericolo. “Abbiamo cercato di diffondere al massimo queste semplici misure di auto protezione e ringrazio radio, tv e quotidiani per il ruolo informativo svolto”.