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Alluvione, meteorologi contro le istituzioni: “Sistema di allerta insufficiente. Una follia all’italiana”

Redazione
10 Novembre 2011 alle 15:44
10 Novembre 2011
Alluvione, meteorologi contro le istituzioni: “Sistema di allerta insufficiente. Una follia all’italiana”
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Regione. Mancanza di comunicazione, un sistema che non funziona e l’ignoranza cronica di un paese che non vuole fare i conti con il clima e che violenta il proprio territorio con conseguenze che sono sotto gli occhi di tutti. E’ senza appello la condanna che i meteorologi di Limet – associazione nata esclusivamente grazie all’opera di volontariato di appassionati della meteorologia e di semplici cittadini che, dal web, danno continui aggiornamenti sul tempo, sempre più cliccati dagli internauti – danno della gestione dell’emergenza in questo tragico inizio d’autunno ligure.

“In questi giorni e in queste ultime ore drammatiche, dapprima per alcune località della Val di Vara e delle 5 Terre, ora anche per il capoluogo genovese, abbiamo sentito tutto e il contrario di tutto – si legge in una nota degli addetti ai alvori – Venerdì 4 novembre ci è toccato sentire addirittura di una fantomatica seconda ondata di piena del Bisagno dopo che aveva smesso di piovere, come se ci trovassimo nelle pianure del nord Italia dove le ondate di piena si aspettano a distanza addirittura di giorni, creando il vero panico ingiustificato in una popolazione già profondamente ferita e piegata dalla furia dell’acqua”.

“Sono anni che denunciamo l’insufficienza di un sistema che non funziona, l’ignoranza di un paese che non vuole fare i conti con un clima che, sebbene possa anche essere cambiato, riporta periodicamente alla luce il disagio di un territorio deturpato dalla speculazione edilizia e dall’abbandono delle campagne. Sono anni che la nostra associazione opera direttamente sul territorio per sopperire alle gravissime carenze istituzionali che dovrebbero avere il compito di evitare che nell’arco di dieci giorni si debba piangere per ben due volte in regime di allerta 2 (la massima) diramata con largo anticipo”.

Limet opera dal 2007 sul web: in soli 4 anni è stata capace di organizzare una lunghissima serie di iniziative destinate esclusivamente alla divulgazione della meteorologia e al monitoraggio costante delle condizioni meteoambientali in tempo reale della nostra regione. Percorsi didattici gratuiti aperti a tutta la cittadinanza, incontri formativi presso le scuole della regione, bollettini previsionali aggiornati e curati quotidianamente da volontari professionisti del settore e una rete di monitoraggio in tempo reale (aggiornamenti che variano da uno a cinque minuti) che ad oggi vanta quasi 70 stazioni amatoriali semi-professionali in grado di migliorare in maniera considerevole e percepibile la previsione a brevissimo termine fondamentale in un territorio come quello ligure a grande e grave rischio idrogeologico. Il risultato tangibile di tutto questo movimento volontaristico si è materializzato, in questi anni, in una media di oltre tremila visitatori giornalieri che sono diventati quasi settemila il giorno dell’alluvione sullo Spezzino e oltre ventimila (20.540) visitatori venerdì 4 novembre.

“Una voglia e un desiderio di dati e aggiornamenti in tempo reale che non trova corresponsione nei servizi offerti dalle istituzioni che, sebbene abbiano la possibilità di utilizzare strumenti potenti e utili a tutta la cittadinanza (pensiamo al radar delle precipitazioni e alle centinaia di centraline della rete regionale gestita da Arpal) non riescono a far funzionare un servizio in tempo reale dei dati meteorologici e idrogeologici che potrebbe diventare un valido aiuto a chi è in grado di utilizzarli”, precisano gli esperti di Limet.

“Riteniamo inconcepibile poi che il comune di Genova si sia dotato di ben 24 stazioni di monitoraggio meteorologico del proprio territorio comunale mantenendole segrete, al solo utilizzo di un ufficio che, fuori dalle allerta mantiene l’occhio puntato sul proprio Comune esclusivamente durante il normale orario d’ufficio – si legge ancora nella nota-denuncia – Una follia all’italiana, lontana anni luce dalla cultura americana in cui un dato o un servizio meteorologico viene reso pubblico nel momento in cui scaturisce da strumentazioni finanziate con risorse pubbliche. Quelle stazioni meteo, installate sui tetti delle scuole dei nostri figli pretendiamo che vengano messe a disposizione nostra e di tutta la cittadinanza affinchè si possa fare monitoraggio reale, sensato e utile alla salvaguardia delle persone, esattamente come è stata utilizzata la stazione della nostra rete di rilevamento di Quezzi rimasta funzionante durante tutto l’evento calamitoso e che ci ha fatto gridare al disastro molto prima che questo accadesse”.

“Riteniamo fondamentale unire tutte le forze competenti e la tecnologia disponibile per il monitoraggio di un territorio che presenta eccezionalità idro-geologiche che non possono e non devono subire, secondo noi, la passività o l’intransigenza di una burocrazia ingiustificata. Oggi, in tutta Italia, esistono realtà come la nostra che operano 24 ore su 24, armate di migliaia di appassionati e professionisti del settore che operano affinchè la meteorologia non venga confinata ad un siparietto di pochi secondi all’interno di palinsesti televisivi che non prevedono più un’informazioneadeguata a fronte delle innumerevoli tragedie che nascono dall’ignoranza nei confronti di una materia tutt’altro che conosciuta”.

“Il tempo non ha tempo e gli eventi calamitosi non aspettano l’apertura dell’ufficio competente, ma possono essere previsti, monitorati e resi meno dannosi dall’unica cosa che può funzionare anche quando gli impiegati non sono al lavoro e le macchine e le strumentazioni elettroniche lavorano per loro. E non è un caso che il 4 ottobre dell’anno scorso, alle 6 del mattino, fummo noi (e non le istituzioni e gli organi competenti che a quell’ora forse dormivano ancora) che lanciammo l’allarme, grazie soprattutto agli strumenti di cui ci siamo dotati, per un potenziale evento alluvionale che poi si manifestò da lì a poche ore su Varazze e Genova Sestri. Più bravi? No, semplicemente operanti 24 ore su 24 e dotati di una strumentazione che funziona in maniera
automatizzata per offrire un servizio a tutta la comunità e non solo agli addetti ai lavori. Quindi, prima di andare a spasso per le televisioni a dire che l’evento non era affatto prevedibile, è meglio farsi un giro sul nostro forum per leggersi le 1043 segnalazioni in tempo reale in sole 24 ore effettuate da tutti i cittadini della nostra regione il giorno dell’alluvione e fare lo sforzo di comprendere quanto tempo è passato dai primi avvisi di pericolo a quando si è verificato l’evento calamitoso che ha devastato il cuore della nostra città”.

“Ed è auspicabile che i nostri amministratori non debbano affermare che chiudere le scuole durante un’allerta 2 di massimo grado è una decisione difficile, perché quelli come loro, pagati profumatamente per amministrare una regione come la Liguria, devono essere in grado di prendere certe decisioni, senza se e senza ma, senza tentennamenti e senza la sporca e infamante paura di essere mediaticamente linciati per una decisione superiore ad un evento ancora da verificarsi”.

“Il solo fare la previsione rappresenta un totale fallimento, se poi non si segue l’evento nel momento cruciale affianco a chi opera, chi sa leggere carte e strumenti e deve indicare alle forze in campo dove intervenire e dove spostare gli uomini. Abbiamo la grave sensazione che i vari comparti messi in moto dalle pubbliche amministrazioni continuino a lavorare in camere stagne senza alcun collegamento tra di loro (alla faccia dei tavoli d’emergenza che ci propinano in televisione) e su fenomeni rapidi e localizzati come questi occorre comunicazioni lampo e direttamente sul campo in grado di prendere decisioni all’occorrenza radicali e a volte o spesso impopolari. E a poco serve cambiare la scala di gradazione delle allerta, perché perché non è il grado dell’allerta che procura il potenziale danno ma è la vera entità dell’evento e la nostra capacità di monitorarlo in tempo reale e suggerire in tempi strettissimi tutte le misure di messa in sicurezza di cose e persone che cambiano la storia dell’evento stesso, anche perché una previsione può essere anche sbagliata e di conseguenza anche il grado di allerta può risultare non idoneo. Ma occorre rivedere subito, immediatamente, le procedure di emergenza durante le allerta meteo. Basta parole, ora servono fatti, perché non è possibile, non è più concepibile e accettabile che possano morire dei bambini per colpa di un torrente secondario che
normalmente fa ridere”.

“Permessi lavorativi retribuiti per tutti, scuole chiuse, garanzia dei servizi essenziali, strade di esodo sgombre per i soccorsi, sirene di allarme nelle strade a grave rischio idrogeologico, punti di raccolta parcheggi per le automobili private, percorsi garantiti non alluvionabili, obbligo di esposizione in tutti gli atri di condominio delle procedure di auto protezione in caso di alluvione, dati meteo-ambientali in tempo reale e di facile consultazione… è così difficile fare prevenzione in maniera univoca e tempestiva o a seconda del comune in cui ci troviamo dobbiamo scoprire che l’allerta 2 viene vissuta e gestita in maniera diversa? Noi di Limet, che oramai rappresentiamo uno spaccato significativo della nostra comunità, esigiamo un confronto su queste tematiche, esigiamo che il cittadino venga coinvolto direttamente affinchè si possano prendere le migliori decisioni possibili che riguardano la nostra incolumità e il nostro futuro e affinchè ognuno di noi possa avere tutti quegli strumenti utili per attuare quelle tanto decantate norme di autoprotezione che nessuno conosce”.

“Esigiamo che i dati di ogni strumento pagato con risorse pubbliche diventi automaticamente pubblico, visualizzabile e fruibile in tempo reale a tutta la collettività (e non solo agli addetti ai lavori per 8 ore al giorno) e che non si debba essere costretti, come spesso ci capita, di litigare con l’amministratore di turno che ci vieta l’installazione di una centralina meteorologica sul tetto del proprio condominio non comprendendo che quei dati, inviati online con le strumentazioni moderne di cui la società oggi si è dotata, possono essere utilizzate per migliorare le previsioni a brevissimo termine”.

Sono passati 45 anni dall’alluvione di Firenze, e nulla sembra cambiato. Quell’alluvione fu uno dei primi episodi in Italia in cui si evidenziò l’assoluta mancanza di una struttura centrale con compiti di protezione civile: i cittadini non furono avvertiti dell’imminente fuoriuscita del fiume, tranne alcuni orafi di Ponte Vecchio che ricevettero una telefonata di una guardia notturna che li invitava a vuotare le loro botteghe. Nel 2011, 45 anni dopo, neppure quella telefonata è stata fatta per avvertire del disastro che stava per compiersi nel cuore della città di Genova. Nel 2011, 45 anni dopo quella tragica alluvione di Firenze neppure quella telefonata è stata fatta peravvertire che Monterosso e Vernazza sarebbero state seppellite da un fiume d’acqua e di fango mentre quella gente stava vivendo una normale e piovosa giornata d’ottobre”.

“Possiamo fare di più, vogliamo fare di più. Noi siamo qui in attesa di risposte serie, precise ed esaustive, disponibili ad un incontro e a un confronto pubblico per chiarire definitivamente quali sono le vere aspettative ed esigenze della nostra collettività… in caso contrario porteremo avanti la nostra battaglia in maniera decisa e incisiva, perché questa è la nostra terra, queste sono le nostre case, questi sono i nostri figli e saremo in grado di dimostrare che le istituzioni non sono in grado di proteggere la nostra stessa vita”, concludono gli esperti di Limet.

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