
Savona. Non è facile vivere qui, con camion che rasentano i muri delle abitazioni, rombi e gas di marmitte che sbuffano, fumi dei più svariati tipi che entrano dalle finestre delle case a mo’ di aerosol tutt’altro che salutare.
Siamo lungo la provinciale 29 del Cadibona che sale, in alcuni tratti sempre più stretta e tortuosa, tra un via vai continuo di mezzi e macchine, e tra piccoli edifici che cadono a strapiombo sulla carreggiata, spesso senza protezioni per chi dovesse uscire di corsa dall’uscio di casa. Le orecchie sono invase dai rombi di motore mentre l’occhio cade su guardrail parzialmente sbriciolati sotto l’urto di incidenti che si sono susseguiti negli anni, e muri scrostrati dall’impatto con mezzi usciti fuori strada. E così la memoria torna al 18 agosto scorso quando un tir si è schiantato contro la facciata di un’abitazione, distruggendola in parte, fortunatamente senza provocare feriti. “Dobbiamo solo ringraziare il Cielo”, tengono a precisare gli abitanti della zona.
Da allora i cittadini che risiedono qui hanno iniziato ad alzare la voce e a chiedere più attenzione e più sicurezza. Alcuni hanno inviato un esposto all’attenzione dell’amministrazione comunale, della Procura della Repubblica di Savona e dell’assessore provinciale Carla Mattea che, il prossimo 10 ottobre, è attesa per un sopralluogo. Intanto, però, lungo questa strada c’è chi continua a scattare fotografie che immortalano una situazione di pericolo.
“Noi che viviamo sulla S.P.29 del Cadibona non sopportiamo più la presenza costante, giorno e notte, di numerosi mezzi pesanti che trasportano anche carbone, strane polveri colorate, terra, e merci varie: sappiamo che cosa trasportano perché non chiudono quasi mai i teloni obbligatori e rilasciano divertenti nubi colorate che troviamo nei nostri piatti – dice Roberto, un testimone diretto – Inoltre con i consumi che hanno i tir carichi in salita diciamo che nei 12 km del tratto Savona-Altare bruciano sotto le nostre finestre circa 15 litri di gasolio per camion, una stima non ufficiale parla di oltre 500 tir al giorno (facile fare i conti, 120 solo per il carbone che fanno almeno 3 viaggi al giorno, aggiunti agli altri direi che la stima è sottodimensionata): diciamo che sotto le nostre finestre vengono bruciati circa 7500 litri al giorno di gasolio”.
“Questo, unito al rumore assordante che producono i tir a meno di un metro dalle nostre abitazioni, ai clacson che rimbombano in continuazione quando ad incrociarsi sono due mezzi pesanti che non riescono a passare per via della carreggiata troppo stretta, e alle auto che spesso sfrecciano agli 80 km/h, fa sì che la nostra vita diventi davvero difficile e pericolosa. Insomma, impossibile tenere le finestre aperte e avere un minimo di diritto alla salute senza lottare: si tenga presente inoltre che il tratto di Cadibona è solo di passaggio tra Savona e la Valbormida, servita egregiamente dall’autostrada che poi ti fa immettere in strade veloci, ed il pedaggio sarebbe tranquillamente ammortizzato da un minor consumo di gasolio e del mezzo in genere, ma credo che si risparmino almeno 2 minuti facendo il Cadibona sulla provinciale. Non vorremmo si ripetesse un altro incidente come quello di agosto e che a rimetterci fosse qualcuno. Nel frattempo ci stiamo organizzando per far sentire la nostra voce”, conclude Roberto.