
Albenga. Oggi, in India, si dovrebbe discutere la libertà su cauzione richiesta dagli avvocati di Tomaso Bruno e Elisabetta Boncompagni, condannati all’ergastolo per la morte del loro amico Francesco Montis nel corso di un viaggio a Varanasi. I genitori hanno sempre detto di non sperare in un “sì” del tribunale indiano, ma si tratta comunque di un passaggio importante per accedere alla Corte Suprema indiana, ed ottenere che il processo di Appello presso l’Alta Corte di Allahabad inizi nei prossimi mesi.
L’iter giudiziario dei due giovani – lui albenganese e lei torinese – è lungo e complesso e costellato da continui rinvii che hanno portato all’esasperazione familiari e amici che, anche dalle pagine di Facebook, fanno il tifo per i due italiani.
E’ dal 7 febbraio del 2010 che Tomaso ed Elisabetta sono rinchiusi nel carcere di Varanasi. Tre giorni prima, il loro amico e compagno di viaggio Francesco Montis, era stato trovato agonizzante nella camera dell’hotel “Buddha” che i tre condividevano nella periferia della città per poi morire dopo una disperata corsa in ospedale. Per l’accusa, si tratterebbe di un omicidio a sfondo passionale; la difesa, invece, ha sempre sostenuto la tesi della morte naturale.