
India. Ottantaquattresimi, in una lista d’attesa che non si sa bene cosa comprenda. E’ questo il posto assegnato, nelle priorità del tribunale indiano, all’udienza che riguarda la morte di Francesco Montis e la richiesta di libertà su cauzione dei due ragazzi condannati all’ergastolo con l’accusa di averlo ucciso per motivi passionali.
Tomaso Bruno ed Elisabetta Boncompagni stanno aspettando, dopo due rinvii in due settimane, che venga discussa l’istanza della difesa, non tanto perché sperano di vederla accolta, ma perché si tratta di un passaggio obbligato per poi far sì che l’Alta Corte possa emettere un’ordinanza per dare un’accelerata all’Appello e far sì che inizi in tempi ragionevoli. “Qui di ragionevole non c’è nulla – commenta da Albenga il papà di Tomaso, Luigi Euro Bruno – Siamo 84esimi e non capiamo di che, oggi scriverò all’ambasciata senza sperare certo in una risposta chiarificatrice, poi non ci rimane che aspettare. I nostri avvocati ci dicono di avere pazienza: il risultato è che oggi non andranno nemmeno davanti ai giudici, perché la speranza che l’udienza si svolga pare essere quasi nulla”.
“A questo punto non so per quanto tempo dovremo ancora sopportare questa situazione – conclude Bruno – E non so come mio figlio ed Elisabetta possano reagire davanti a questi continui e deludenti rinvii”.