
Savona. Fa ancora discutere il libro “Mamma vado a vivere in Italia”, finito al centro delle critiche dell’assessore regionale Gabriele Cascino, che ha espresso “comprensione alla comunità romena e ai suoi rappresentanti che si sentono offesi da questo libro di cui al lettore medio rimarrà il ricordo di una prostituta a rappresentarli”.
“Se l’assessore avesse letto il libro si sarebbe accorto che il racconto in questione non è la storia di una prostituta che vende il proprio corpo per la strada come lui afferma, ma la storia di una ragazza forte che rompe le catene dello sfruttamento che la tenevano prigioniera in una stanza per poi ritrovare la libertà” controbatte il dottor Daniele Sciuto, attualmente in missione in India con “Find the Cure”, in rappresentanza del team che ha collaborato al volume.
“Si accorgerebbe – prosegue – che la cameriera brasiliana non è una semplice cameriera, ma una donna che fugge dal suo paese per aver subito uno stupro, che l’operaio ivoriano non è un semplice operaio ma un clandestino che è fuggito dal carcere del suo paese. Cosa vuol dire questo assessore? Che in Brasile sono tutti stupratori e in Costa d’avorio sono tutti delinquenti fuggitivi? Allora per equità oggi stesso porti pure tutta la sua comprensione alla comunità brasiliana, alla comunità ivoriana, e anche alla gran parte delle comunità rappresentate da questo libro, ancorchè con minor potenziale elettorale, perché sono tutte storie dure, di uomini e donne che hanno dovuto affrontare enormi difficoltà e pregiudizi, ma alla fine hanno vinto, perché sono uomini e donne coraggiosi, come ha vinto la ragazza della Romania”.
Aggiunge ancora Sciuto: “Inoltre, nonostante abbiamo sempre fatto di tutto per tenere questo libro e questo argomento così delicato e spesso strumentalizzato, fuori dalle mani politiche come da cinque anni a questa parte per tutte le iniziative di ‘Find The Cure’, mi rammarico per non esserci riuscito perché sembra essere sufficiente una qualsiasi opinione per rovinare questo lavoro. Concludo con una domanda che mi ha fatto l’altro giorno un giornalista: ‘Perché ritiene che una prostituta possa rappresentare una comunità qualsiasi’? Rispondo che non la rappresenta, così come un benzinaio non rappresenta il Senegal, un parroco l’India, un clandestino la Costa D’avorio, una badante il Perù, etc, etc. e così come non lo può ritenere nessuno che abbia letto il libro con attenzione, compresi i numerosi lettori per ogni singola etnia, inclusa quella rumena, ai quali abbiamo fatto leggere e visionare il libro prima della pubblicazione”.
“Quello che sinceramente mi sorprende – termina il fondatore di “Find the Cure” – è constatare che a ritenerlo sia un assessore e che si sta sforzando di trascinare l’opinione pubblica in una direzione ben lontana dal messaggio del libro”.