
Savona. Slitta ancora la chiusura della vicenda giudiziaria legata al crac “Granoliva”, il gruppo alimentare che aveva sede a Stella e produceva a carattere industriale prodotti di panificazione (pane e grissini) destinati poi al commercio in supermercati e ipermercati, che aveva portato in manette con l’accusa di bancarotta fraudolenta in concorso gli allora rappresentanti legali della società. Questa mattina infatti c’è stato un nuovo rinvio in udienza preliminare in attesa di concordare i patteggiamenti per gli imputati (che sono in tutto nove).
Nella prossima udienza, fissata per il 12 gennaio prossimo, dovrebbero essere definiti i patteggiamenti. Le ordinanze di custodia cautelare, nel dicembre 2009, avevano colpito Armando D’Alessandro, P.C. e Carlo Milesi. I fatti contestati si riferiscono al fallimento delle società del gruppo alimentare “Granoliva” ed al presunto dissesto patrimoniale che, secondo gli accertamenti delle fiamme gialle, ammonterebbe a circa due milioni di euro. Le indagini dei finanzieri, coordinate dal sostituto procuratore Ubaldo Pelosi, avrebbero infatti rivelato ripetuti episodi di distrazione e sottrazione delle risorse societarie, attraverso, sostengono gli investigatori, il sistema delle false fatturazioni e la simulazione di operazioni di finanziamento ad altre società che sono poi risultate riconducibili agli stessi indagati.
Armando D’Alessandro, P.C. e Carlo Milesi, stando a quanto viene specificato nell’ordinanza di custodia cautelare, fra il 2000 e il 2007 si erano avvicendati nella carica di legali rappresentanti delle due società (“I granoliva srl” e “granoliva Srl”), poi dichiarate fallite: D’Alessandro quale membro del Cda, dal 25 gennaio 2000 al 4 gennaio 2007 e amministratore unico; P.C. quale presidente del Cda dal gennaio del 2000 al 26 aprile del 2004 e quale amministratore di fatto; Milesi quale consigliere dal 6 giugno 2001 al 26 aprile 2004, e presidente del Cda fino al 4 gennaio del 2007 e infine amministratore di fatto. Gli accertamenti bancari ed i controlli incrociati con i vari clienti e i fornitori delle società fallite, avrebbro inoltre consentito alle fiamme gialle di individuare sette “evasori totali”, nei cui confronti sono stati contestati ricavi non dichiarati per tre milioni di euro e violazioni all’Iva per oltre un milione di euro.