
Savona. E’ stata celebrata questa mattina, in tribunale a Savona, una nuova udienze del processo che vede imputate due persone per un incidente stradale che nel novembre 2006, sulla statale del Cadibona, costò la vita ad un operaio. La vittima, Ezio Ponte, 53 anni, di Arquata Scrivia, viaggiava insieme ad un collega a bordo di un’autogru che doveva raggiungere il porto di Savona. Sul banco degli imputati, in qualità di amministratori dell’azienda (la Mlg di Casale sul Sile, in provincia di Treviso) che si occupava del trasferimento del mezzo e di guidatore, sono finiti Fabrizio Buganè, 48 anni, e Maurizio Russo, di 54. Ai due vengono contestate, in concorso, le accuse di omicidio colposo, disastro doloso e danno colposo, oltre alla violazione di alcuni articoli sulle normative antifortuni e sulla sicurezza sul lavoro.
Secondo il quadro accusatorio l’incidente (l’autogru, mentre scendeva lungo la statale del Cadibona, nell’affrontare una curva, era andata dritta invadendo la corsia opposta e finendo per schiantarsi contro gli alberi), fu provocato dal cedimento del mozzo della ruota anteriore destra del mezzo che, di conseguenza, si staccò facendo perdere il controllo all’autista. Da quanto accertato il cedimento fu provocato dall’impiego di una “ghiera conica non idonea” per fissare il mozzo utilizzata in sostituzione del pezzo originale che si era rotto.
Secondo la Procura, durante il viaggio, i meccanici si erano fermati nei pressi di Piacenza per un guasto, risolto sostituendo un pezzo rotto con uno non omologato che avrebbe poi appunto causato l’incidente mortale. In precedenza un perito aveva già confermato che la ghiera “conica” utilizzata sull’autogru non era idonea a sopportare le sollecitazioni del mezzo se non per pochi chilometri. Il distaccamento del mozzo della ruota sarebbe quindi stato provocato da una riparazione “temporanea” che non rispettava tutti i necessari standard di sicurezza. Questa mattina sono stati sentiti altri testimoni ed il processo è stato poi rinviato al prossimo 20 dicembre.