
Regione. Stato di massima attenzione anche da parte della Regione Liguria per la possibile caduta di frammenti del satellite Nasa, pesante sei tonnellate, che domani entrerà a contatto con l’atmosfera, distruggendosi. Come è accaduto nelle scorse settimane per l’incidente nel deposito di scorie nucleari in Francia, la Protezione Civile della Regione Liguria è già al lavoro “e in costante contatto – afferma l’assessore alla Protezione Civile e all’ambiente Renata Briano – con il dipartimento nazionale e con il capo Franco Gabrielli”.
Domattina, venerdì, sarà aperta – e lo resterà fino alla cessata emergenza, presumibilmente fino a domenica mattina – la sala operativa della Protezione Civile regionale. “In modo da seguire costantemente l’evolversi della situazione, informare le popolazioni e assumere ogni iniziativa che si rendesse necessaria” spiega la Briano.
La Liguria, infatti, è una zona nel mirino del satellite Upper Atmosphere Research Satellite, che appunto sorvola tradizionalmente l’area regionale e che, come annunciato dagli esperti, è pronto al contatto con l’atmosfera. Gli occhi sono puntati sulla giornata di domani.
I pezzi del satellite Uars potrebbero cadere sull’Italia tra le 19,15 di domani e le 5 di sabato. E’ questa la “fascia” di allarme individuata dagli scienziati che hanno partecipato questa mattina al comitato operativo della Protezione civile. In particolare al momento sono due le possibili finestre di caduta: la prima tra le 21,25 e le 22,03 del 23 e la seconda tra le 3,34 e le 4,12 del 24.
“Allo stato attuale non è quindi ancora possibile escludere la possibilità, corrispondente a una probabilità stimabile attualmente intorno allo 0,9%, che uno o più frammenti del satellite Uars possano cadere sul territorio italiano – fa sapere la Protezione Civile nazionale – Sarà possibile determinare con precisione l’area interessata e l’orario dell’impatto un’ora o 40 minuti prima dell’evento stesso. “Eventi di questo tipo e casi reali di impatto sulla Terra, e in particolare sulla terraferma, sono assai rari – rende noto il comitato operativo della Protezione Civile – Pertanto non esistono comportamenti di autotutela codificati in ambito internazionale da adottare a fronte di questa tipologia di eventi”.
Tuttavia sulla base delle informazioni attualmente rese disponibili dalla comunità scientifica, è possibile fornire, pur nell’incertezza connessa alla molteplicità delle variabili, alcune indicazioni utili alla popolazione perché adotti comportamenti di auto protezione qualora si trovi, nel corso degli intervalli temporali di interesse per l’Italia, nei territori potenzialmente esposti all’impatto. Suonano come qualcosa di allarmistico, ma in realtà sono solo consigli-limite a scopo informativo e precauzionale.
“E’ poco probabile che i frammenti causino il crollo di strutture: per questo sono da scegliere luoghi chiusi – sono i suggerimenti della Protezione Civile – i frammenti impattando sui tetti degli edifici potrebbero causare danni, perforando i tetti stessi e i solai sottostanti pertanto, non disponendo di informazioni precise sulla vulnerabilità delle strutture, si può affermare che sono più sicuri i piani più bassi degli edifici. All’interno degli edifici i posti strutturalmente più sicuri dove posizionarsi nel corso dell’eventuale impatto sono i vani delle porte inserite nei muri portanti, quelli più spessi”.