
Provincia. Il presidente provinciale Angelo Vaccarezza è a Roma per la manifestazione indetta dall’Upi contro il disegno di legge costituzionale che prevede l’abolizione delle Province.
“Le Province italiane in questa occasione non hanno difeso semplicemente la propria esistenza, anzi, si sono messe a disposizione per contribuire al cambiamento del paese e alla razionalizzazione delle spese, criticando però fortemente il tipo di impostazione della finanziaria che ha individuato nell’eliminazione delle Province la soluzione di tutti i problemi. Questa manovra, a nostro avviso, non ha tenuto conto del reale impatto economico che la Province hanno nella spesa pubblica, cioè l’1% rispetto al monte spese del cosiddetto “costo della politica” e degli importanti servizi per i cittadini che le Province erogano” ha detto Vaccarezza.
“Fondamentalmente nel mio intervento in assemblea- continua il presidente – ho sottolineato che diverse sono le cause di questa manovra errata: la demagogia, il populismo, ma principalmente il fatto che un ente di eletti si è visto abrogare da un ente di nominati. Il dato che il Parlamento sia oggi composto da persone che non hanno avuto il suffragio elettorale ma solamente la nomina da parte del partito fa in modo che non ci sia alcun tipo di rapporto tra loro e il territorio: questo inevitabilmente porta a scelte sbagliate e non pienamente consapevoli. Le Province nell’assemblea di oggi hanno ribadito non solo il loro percorso ma anche la peculiarità della loro composizione; i Presidente di Provincia non vogliono difendere il loro posto, nel senso che non sono come i parlamentari che possono fare questo mestiere tutta la vita, gli amministratori provinciali possono essere eletti solo due volte, nessuna pensione, nessun privilegio. Il ragionamento di oggi è un ragionamento di amministratori legati profondamente al loro territorio, che vogliono difendere il futuro di un paese che certo non li vedrà protagonisti” riferisce il numero uno di Palazzo Nervi.
“Oggi abbiamo richiesto, tutti insieme, di aprire un tavolo per la riorganizzazione del territorio e che in questo tavolo gli amministratori di province e comuni abbiano un ruolo prioritario. Ho inoltre evidenziato, purtroppo, come questo governo che si presentava federale, abbia in realtà fatto la riforma più centralista che si potesse fare, conclude il Presidente. Le richieste al Governo sono state condivise da tutti gli schieramenti politici presenti oggi, c’erano infatti responsabili degli enti locali dei principali partiti, e ci auguriamo che ci sia non un ravvedimento sulla scelta dell’abrogazione delle province ma l’apertura di un confronto serio all’interno del quale si comincino a toccare, ad esempio, i 27.000 componenti dei vari consigli di amministrazioni di enti che nessuno conosce e che costano molto più delle province” conclude Vaccarezza.
“Stiamo vivendo un momento drammatico della vita del Paese – sostiene il presidente dell’Upi, Giuseppe Castiglione – la crisi economica, il forte malessere diffuso tra i cittadini, giustamente preoccupati per il continuo peggioramento della loro qualità della vita, il vento del populismo e della demagogia che in questa fase trova facilmente consenso, si ripercuote direttamente sulla capacità di tenuta del sistema Paese. Per questo la giornata di mobilitazione di domani è decisiva, perché in questa occasione Regioni, Province e Comuni insieme, dopo avere fatto valere ancora una volta le ragioni della protesta, confermeranno e daranno nuova forza alla piattaforma di proposte unitaria definita nei giorni scorsi”.
“Proposte – sottolinea Castiglione – che intervengono sulla manovra economica, sugli strumenti che dobbiamo mettere in campo per rilanciare gli investimenti e sulla riforma organica di tutte le istituzioni, per restituire al Paese una Italia unita e federale, dove l’autonomia dei territori e la sovranità della democrazia siano i principi saldi”.
Alla mobilitazione intervengono insieme agli amministratori delle Province, rappresentanti dell’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani, della Conferenza delle Regioni e delle forze economiche e sociali del Paese.