
Roma. “Dopo tutte la rassicurazioni sul futuro dei piccoli Comuni ottenute, a voce, in questi giorni, ci aspettavamo un intervento migliorativo sulla manovra di agosto; la risposta che invece ci arriva ‘nero su bianco’, ovvero l’emendamento presentato dal Relatore Azzolini, è imbarazzante. E uso questa definizione per educazione e decenza”. E’ questo il commento di Enrico Borghi, Vicepresidente Anci, secondo il quale “una norma che prescrive persino l’orario in cui si dovranno svolgere le riunioni di giunte e consigli comunali è semplicemente una norma fascista, che nemmeno ai tempi di Napoleone sarebbe stata mai imposta”.
“E’ questo – si domanda Borghi – il meraviglioso orizzonte federalista che ci aspetta? Un Governo centrale che dice alle Autonomie persino l’ora in cui si devono riunire gli organi? Inaccettabile. Proporremo a tutti i Comuni con meno di 15.000 abitanti una azione di disobbedienza civile convocando giunte e consigli alle 11 di mattina. Oppure, in alternativa, vorremmo vedere il Governo convocare le riunioni del Consiglio dei Ministri solo nelle ore serali, salvo (come recita l’emendamento Azzolini) adeguate motivazionì”.
“Per non parlare – aggiunge Borghi – dell’introduzione dell’obbligo al rispetto del patto di stabilità interno anche per i Comuni con meno di 5000 abitanti. Due sono le possibili interpretazioni. O si tratta di una norma banalmente vessatoria nei confronti dei Comuni, nel qual caso ne prendiamo atto e troveremo il modo per reagire; oppure questa previsione ha risvolti finanziari”.
“Ma in questo caso ci piacerebbe che fossero quantificati, perché a volere essere federalisti, il comparto dei Comuni, al suo interno, potrebbe decidere autonomamente come e su chi ‘spalmare’ questi ipotetici risparmi. Ma questo ovviamente – conclude Borghi – può accadere solo in un Paese federalista non a parole, ma nei fatti”.