
Liguria. Prima il marocchino che, ad Alassio, tenta di stuprare una giovane barista e che già in passato era stato denunciato per stalking; poi il 47enne austriaco che, dopo essersi invaghito di una ragazza di Noli, si mette in viaggio alla volta della Riviera ligure per appostarsi sotto il portone di casa della sua vittima, tempestarla di chiamate e sms e seguirla fino al lavoro. Sono solo due storie accadute qui vicino a noi negli ultimi tempi, ma che ricalcano episodi identici verificatisi in ogni parte d’Italia e che parlano di passioni malate.
E’ stata un’estate da bollino rosso per ciò che concerne gli amori deviati, che hanno come protagonisti un persecutore che non si rassegna davanti al rifiuto dell’oggetto del proprio desiderio, e la sua vittima che si ritrova improvvisamente imprigionata in una gabbia di paura. Paura del telefono che squilla, dei passi che la seguono ovunque, delle minacce sempre più esplicite.
Secondo i dati di una ricerca condotta dall’Osservatorio Nazionale sullo Stalking, un italiano su cinque è vittima di molestie insistenti: un dato allarmante, che rappresenta una mattanza senza soluzione di continuità che colpisce le donne e gli uomini, indipendentemente dall’età, dall’estrazione sociale e dall’appartenenza etnica. In Liguria, l’incidenza del fenomeno è pari al 18% della popolazione e in continuo aumento.
Numeri che sono impressionanti oggi, e che non sono certo rassicuranti per le evoluzioni future del fenomeno: il dato più preoccupante è il numero oscuro celato dietro ai dati ufficiali. La maggior parte delle vittime, infatti, non denuncia lo stalking, considerando quest’atto come qualcosa di simile al firmare la propria condanna a morte. Questa convinzione è dovuta ad una generalizzata sfiducia verso le autorità (molti omicidi sono avvenuti dopo diverse denunce) e alla paura di scatenare ancor di più l’ira del proprio persecutore.
“A livello nazionale – dicono dall’Osservatorio – da una ricerca condotta su un campione di 9600 persone dai 17 agli 80 anni, è emerso che il 70% delle vittime sono donne e il 30% sono uomini. Il persecutore è nel 55% dei casi un partner o ex partner, nel 5% un famigliare, nel 15% un collega o compagno di studi, e nel 25% un vicino di casa. E’ recidivo nel 30% dei casi. Nel 70% dei casi la vittima presenta esiti psico-relazionali gravi. Per quanto riguarda gli stalker, il 20% soffre di un disturbo di personalità, mentre solo il 5% soffre di una psicopatologia grave, con totale perdita di contatto con la realtà. Spesso sono comunque soggetti insospettabili: funzionano bene nella società e mantengono un buon contatto con la realtà, ma sono dei manipolatori e bugiardi patologici. La violenza psicologica che attuano ai danni della vittima inizia in tempi insospettabili e sfocia nello stalking nel momento in cui quest’ultima decide di abbandonare la relazione”.
Purtroppo, il 20% degli omicidi ha avuto come prologo atti di stalking. E gli esperti parlano di allarme sociale.