
Regione. “L’estensione del patto di stabilità ai piccoli Comuni strozza gli investimenti, comprime l’economia e impedisce ogni attività comunale di salvaguardia ambientale o di sicurezza idrogeologica”. Così Enrico Borghi, vicepresidente Anci con delega alle aree montane, commenta le modifiche proposte dal relatore all’articolo 16 della manovra in materia di piccoli Comuni, che tra le altre cose prevedono l’assoggettamento al patto di stabilità interno dal 2013 per i Comuni da 1000 a 5000 abitanti e dal 2014 per le unioni di Comuni con popolazione inferiore ai 1000 abitanti.
“Anche il mondo dell’economia e delle imprese si sta accorgendo – continua Borghi – che questa misura significa una drastica riduzione delle spese per investimento, con effetti fortemente negativi su popolazioni già provate dalla crisi economica e con ripercussioni pesantissime sul sistema delle imprese legate al ciclo degli appalti pubblici. Il colpo sarebbe ancora più pesante per i territori di montagna, dove i Comuni e le loro forme associative sono chiamati a dover fare investimenti spesso straordinari e indifferibili legati all’assetto idrogeologico, alla manutenzione ambientale, all’anticendio boschivo. Con queste norme si ingessano i bilanci comunali, si impedisce ai Comuni di intervenire, e quindi alla prossima frana, alla prossima alluvione o al prossimo incendio ci chiediamo chi costruirà i paramassi, chi realizzerà gli argini, chi metterà in sicurezza i territori”.
“Faranno tutto i Provveditorati alle Opere Pubbliche del Ministero delle Infrastrutture che brillano per lunghezze eterne nei tempi e per opacità nelle procedure? Oppure – chiede Borghi – per non sbagliare non si farà nulla abbandonando i territori montani al loro destino di dissesto idrogeologico? Per non parlare delle iniziative connesse allo sviluppo e alla crescita: grazie a questa improvvida misura l’Italia perderà miliardi di finanziamenti europei, che restituiremo a Bruxelles per impossibilità tecnica e pratica di appaltare le opere a causa delle norme rigide calate dal patto di stabilità”.
“Dietro all’arma di distrazione di massa dell’abolizione di poltrone che tali non sono – prosegue il vicepresidente dell’Anci – si cela una drammatica gelata nell’economia reale del paese, grazie ad una misura pasticciata e improvvida che estende ai comuni di minore dimensione demografica il peso di una manovra già iniqua e insostenibile per i più grandi e strutturati, figurarsi per i più piccoli e fragili. Se questa norma diventerà legge, saremo costretti a mantenere fermi soldi per investimenti in cassa, e far pagare ai nostri cittadini e alle nostre imprese il peso del risanamento delle casse di uno Stato che non vende nulla del proprio immenso patrimonio per risanare i propri errori”.