
Savona. Nelle sale dedicate alle mostre della Pinacoteca Civica di Savona e con il patrocinio del Comune di Savona, Franco Bruzzone presenta una scelta silloge di opere che spaziano dal 1971 al 2011. Olii su tela, acrilici, tele libere e acquerelli si porranno in dialogo fra loro, e auspicabilmente anche con i visitatori, tessendo una fitta rete di interrelazioni fra alcuni momenti fondamentali della lunga ricerca pittorica dell’artista ligure.
Nel pieghevole pubblicato per l’occasione si potranno leggere alcuni significativi stralci da testi importanti come quelli di Germano Beringheli e Fulvo Cervini. Ci piace anche ricordare una bella intuizione di Viana Conti che, nel cercare di definire gli “ideogrammi segnico-pittorici”di Bruzzone usa la felice espressione di “lettere di luce”. La sua scrittura pittorica si sviluppa infatti con progressioni narrative di piccole e sempre variate aree prismatiche ed ha come costante fondamentale la ricerca di trasparenza di luce e di velature alchemico-tonali di assoluta raffinatezza. Le opere in mostra, ma il discorso vale per la totalità del lavoro pluridecennale dell’artista, si possono effettivamente leggere come caleidoscopici spartiti le cui variazioni cromatiche hanno strette analogie con le equazioni suono-colore che si risolvono nelle possibilità della scrittura musicale (Gianni Baretta).
Il traguardo di questa sorta di pellegrinaggio iniziatico nella geometria del colore è una mutevole architettura di segni configurati come pittogrammi calligrafici, come neumi di un corale miniato che vestono l’eterno salmodiare delle sfere celesti , come note di cristallini paesaggi che evocano Schonberg, ma anche Philip Glass o Steve Reich. Siccome ciascun segno è anche solo minimamente diverso da tutti gli altri, esso mantiene la sua identità (e quindi ripudia l’omologazione) pur trovandosi perfettamente ambientato nel suo sistema. Ogni lettera è dunque forse più di un suono: è una parola intera, un’essenza, un’epifania, un mondo miniaturizzato che si schiude: ma non vi è segno che non viva in simbiosi con tutti gli altri. Anche per questo il complesso dell’opera pittorica è un canzoniere aperto in perenne composizione (Fulvio Cervini, giugno 1999)
Le immagini di Bruzzone comunicano, in ordine variato, forme che sono, sostanzialmente , della sensibilità e dell’intelletto e che trasformano idee in figure; figure che stimolano l’immaginazione a volgersi verso l’estetica del sublime, laddove questo consente di proiettare il pensiero del simbolo, ovvero oltre l’orizzonte della rappresentazione meramente razionale. Astrazione, dunque, e si ripete qui il carattere specifico cui rimandano gli elementi strutturali sui quali poggia la nozione di pittura, come evento concreto di una comunicazione linguistica resa visibile, e perciò comprensibile, dell’atto creativo (Germano Beringheli, settembre 2001).
Nato ad Altare nel 1934, Franco Bruzzone ha studiato presso l’Università di Genova laureandosi in Lettere Moderne; ha insegnato Storia dell’Arte in alcuni licei e vive a Pietra Ligure (SV). Negli anni ’60 svolge l’attività di pittore e ceramista ad Albisola dove conosce Lam, Jorn, Fontana e successivamente Calderara e Veronesi. La prima personale è del 1961 al Circolo degli Artisti ad Albisola. Un’ampia mostra antologica si è tenuta nel 2008 all’Oratorio dei Disciplinanti di Finale Ligure.