
Varazze. Una dose letale di Suboxone, un farmaco con una sostanza simile per gli effetti ad un oppiaceo e che viene usato come palliativo o al posto del metadone, potrebbe essere stata la causa della morte di Caterina Marabotto, la donna di 48 anni, residente a Varazze, deceduta dopo una settimana di ricovero all’ospedale San Paolo di Savona.
In cura presso la casa di riposo Villa Ridente ad Albisola, la donna era stata trasferita presso il nosocomio savonese a seguito del peggioramento delle sue condizioni di salute, che si erano verificate negli ultimi giorni di ricovero presso la struttura. Dopo qualche giorno di ricovero il decesso della 48enne.
Indagato a piede libero per la cessione di stupefacenti e per “morte come conseguenza di un altro delitto” (questa l’ipotesi di reato) proprio uno dei pazienti della casa di cura, che le avrebbe somministrato una dose del farmaco in suo possesso in quanto prescritto nella sua terapia.
L’autopsia, eseguita dal dott. Marco Salvi, dovrà chiarire se esiste un collegamento diretto tra la morte della donna e l’assunzione del Suboxone. Viste le condizioni di salute già precarie della 48enne (che soffriva di problemi psichiatrici), il farmaco potrebbe essere stato fatale per il peggioramento del suo decorso clinico, fino a provocarne il decesso. I risultati completi della perizia medico-legale si avranno tra qualche mese. Solo allora il pm della Procura savonese, Giovanni Battista Ferro, potrà tirare le fila dell’inchiesta giudiziaria che ha portato alla riesumazione della salma di Caterina Marabotto nel cimitero di Varazze.