
Albenga. “Eccoci al termine di questa piccola indagine, in tre puntate, sulle problematiche locali della droga. Se i giovani sono convinti che bere, fumare o assumere sostanza stupefacenti, li possa aiutare davvero, allora il sistema di prevenzione della tossicodipendenza presenta alcune grossolane criticità”. Così Eraldo Ciangherotti, Assessore Servizi Sociali del Comune di Albenga.
“Sul nostro territorio non basta il capitolo di spesa al riguardo, impegnato annualmente dall’Asl savonese che, nell´anno 2010, ha confermato di aver speso, nel conto dell’assistenza riabilitativa, 1.682.019 euro in rette residenziali per le comunità di recupero. E neppure sono sufficienti i progetti finalizzati sui singoli bilanci comunali. Bisogna aiutare questi giovani a lavorare su se stessi, sul piano dei sentimenti, pensieri, delusioni, frustrazioni, sia nella dimensione intrapsichica che in quella interpersonale. Occorre denunciare con forza le carenze del sistema, ad ogni livello, per poter progettare seriamente un recupero funzionale, capace di dare un´alternativa ad una personalità manipolata e suggestionata dalla chimica delle sostanze assunte in cui il tossicodipendente intravvede le scorciatoie del vivere”.
“Se ad oggi, sono già 20, da inizio anno, i giovani dell´albenganese ospitati in strutture di disintossicazione, per un totale di 60 ragazzi in tutta la provincia di Savona, allora più si rimanda l´urgenza del problema e peggio è. Agli Uffici dei Servizi Sociali di Albenga sono state recepite da parte dei diretti interessati, tossicodipendenti e familiari, numerose difficoltà su cui occorre puntare l’attenzione e proporre soluzioni. Maggiore informazione e prevenzione nelle scuole, sin dall´età adolescenziale è il primo obiettivo”.
“L’antiproibizionismo, per anni sulla bocca anche di numerosi esponenti politici nazionali, che vantano addirittura di aver fumato lo spinello a Palazzo Chigi, ha dimostrato sulla pelle dei tanti giovani morti di droga quanto certo permessivismo sia stato non solo fallimentare e ridicolo ma anche disumano nei confronti di chi non riesce da solo a liberarsi dalla dipendenza fisica e psicolgica di una droga. Oggi manca ancora il coinvolgimento delle famiglie nella cura del tossicodipendente e, in generale, nella prevenzione. Ci sono madri e padri disperati e costretti ad abbandonare la propria abitazione e a vivere in trasferta, per non essere quotidianamente vittime di violenza domestica da parte dei figli in crisi da astinenza e che, né presso le Forze dell´Ordine né presso i presidi ospedalieri, riescono a trovare una soluzione adeguata. Infatti non esiste alcuna tutela dei genitori malmenati dai figli tossici e spesso l´intervento delle forze dell´Ordine, allo stato dei fatti, non risolve il problema ma talvolta tende a complicare la situazione”.
“L´arrivo, poi, in Pronto soccorso di un tossico “alterato” fino anche ai massimi livelli di allucinazione, stando ai racconti di alcuni genitori, viene risolto con una semplice flebo, talvolta con il ricovero per qualche giorno in psichiatria e, infine, con le dimissioni. Il ritorno a casa, cioè, viene affrontato con la semplice prescrizione di consulenza al SERT, ma senza alcun monitoraggio, non essendo prevista la cura coatta. La terapia, poi, basata sulle cure motivate viene facilmente disattesa e scartata. Infatti al SERT, dati alla mano, arriva solo una minima parte dei reali consumatori di droga. Allora bisogna fare il punto della situazione, Servizi Sociali in primis in accordo, però, con i competenti Uffici sanitari regionali, per progettare maggiori interventi nel sociale attraverso il reinserimento. Chi esce da una Comunità di recupero spesso non ha più né fissa dimora né concrete opportunità lavorative e una borsa lavoro del Comune, anche a 300-400 euro mensili, non può bastare. Bisogna cercare di puntare maggiormente sul futuro degli ex-tossicodipendenti, se le probabilità di uscire dal tunnel della droga sono risultate maggiori per coloro che, rimasti all´interno delle comunità, più facilmente passano dalla dipendenza da una sostanza al legame con figure carismatiche. Infatti, in questi casi, gli ex tossicodipendenti, rimanendo nel sistema di cura, nel ruolo di tutor, riescono a lavorare per dare consigli e risposte a coloro che cadono nella dipendenza e in questo modo, pur avendo sempre a che fare con il mondo della droga, ne restano puliti. Se un ruolo determinante lo gioca la famiglia alle spalle, spesso iperprotettiva o disarmonica o ancora inesistente, allora la società tutta non può più tirarsi indietro. Occorre affrontare con responsabilità questa emergenza”.