
Savona. Una lettera scritta in un italiano improvvisato ma capace di colpire al cuore. E’ quella composta da una bimba rom e che ha come destinatario Eleonora, una delle ragazze che lavorano al chiosco della spiaggia libera Letimbro.
La storia che scalda questo agosto non troppo bollente parla di povertà, di vergogna e di onestà, per quanto tardiva. Di una bambina che non possiede nemmeno un costume per fare il bagno, di un furto che qualcuno definirebbe “di necessità” e qualcun altro condannerebbe comunque, e di una redenzione con tanto di scuse finali.
“Quando si lavora in un chiosco su una spiaggia libera, sono tante le storie da raccontare – dice Eleonora – Quest’anno fra i clienti, sotto Ferragosto, è arrivata una famiglia di nomadi che, rimanendo alcuni giorni, ha inevitabilmente attirato gli sguardi e i commenti delle altre persone. Una mattina un cliente mi ha chiesto se avessi trovato un costume nello spogliatoio e così ho rivolto la stessa richiesta al mio collaboratore. Proprio in quel momento al banco del bar c’era una delle bambine di quella famiglia che mi guardava sempre con gli occhi spalancati ogni volta che veniva a chiedere il caffè americano. Non ha detto una parola ma si è limitata a guardarmi e ad ascoltare. Sapevo che sarebbe ripartita insieme alla sua famiglia il giorno di Ferragosto e oggi, facendo le pulizie, sono entrata nello spogliatoio e ho trovato un sacchetto con il costume perso. Insieme un biglietto che diceva: ‘Scusa, avevo bisogno di fare bagno, ho preso prestito tuo vestito mare, lavato, ritornato, grazie Jessica’. Una storia che mi ha commosso e che vale la pena raccontare. Ringrazio Jessica per aver fatto capire che la vita non è così scontata come sembra”.