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Pronto Soccorso: Albenga non è il Burundi

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A pensare male, oggi, non si fa più peccato, perchè ci si azzecca  sempre… la smentita allo storico proverbio “andreottiano” arriva proprio con l’enorme quantità di “bufale” raccontate, nelle ultime ore, sull’Ospedale di Albenga. Infatti, il Pronto soccorso è una struttura ospedaliera che deve assicurare l’accettazione urgente di persone in condizioni di emergenza, gli interventi diagnostico-terapeutici di urgenza, il primo accertamento diagnostico-strumentale e di laboratorio, le manovre per la stabilizzazione e l’osservazione del paziente almeno nelle 24 ore, il trasporto protetto e infine l’assistenza infermieristica 24 ore su 24, e questi sono i requisiti di accreditamento già certificati per Albenga, nel 2009, secondo il Testo unico della Regione Liguria. Il punto di Primo Soccorso, invece, si limiterebbe ad essere soltanto un ambulatorio per visita, dedicato al primo intervento medico in caso di problemi minori e all’attivazione del trasporto protetto, mediante 118, presso l’ospedale più idoneo, proprio perché non può ricoverare un paziente.

Allora continuare a sentir dire dagli Amministratori politici regionali che ad Albenga il cambio di nome da Pronto Soccorso a Punto di Primo Intervento non sposterebbe nulla, è falso! Basta una lezione di ripetizione da un medico ospedaliero, meglio se di Pronto Soccorso, per accorgersi che, ancora una volta, Claudio Burlando, Claudio Montaldo e soci mentono. Il sospetto, cristianamente soppresso sul nascere, l’avevamo avuto subito anche noi. Ma abbiamo preferito studiare e verificare tutta la normativa sanitaria, prima di sparare a raffica contro la Regione Liguria. Gli stessi Consiglieri regionali di centro sinistra, eletti sul territorio savonese, ci hanno fatto capire di volersi nascondere in un Convento, in questi ultimi tempi, per pregare il loro collega pidiellino Marco Melgrati, ultima speranza per smascherare e fermare la giunta regionale su questa manovra.

A dare i numeri, in questo caso, non si perde la faccia. Basta, infatti, un rapido conto. Se nell’ASL savonese, nel primo semestre dell’anno, su 72.766,  ben 15.108 sono stati gli accessi in Pronto Soccorso ad Albenga, contro i 5.795 di Cairo, 15.665 a Pietra Ligure, 17.002 a Savona, ebbene, il premio per la minore percentuale di accessi seguiti da ricovero, quindi casi clinici risolti in poche ore, lo conquista proprio Albenga, con una percentuale pari al 12,04 % contro il 16,65% di Cairo, 18,92% di Savona, il 26,16% di Pietra Ligure. Addirittura Albenga vanterebbe, ad oggi, un sistema di accettazione, fiore all’occhiello, in Pronto Soccorso, per pazienti in emergenza di Otorinolaringoiatria e Oculistica, che, dopo la valutazione medico-specialistica e la terapia prescritta, quando non ricoverati, vengono dimessi direttamente dal Reparto senza dover ritornare in Pronto Soccorso.

Sugli 11 letti di pronto soccorso presenti in tutta la provincia di Savona, i due posti di Albenga sono indispensabili, quanto i 3 di Savona e i 6 di Pietra Ligure. Lo capisce anche un bambino di scuola elementare, gli unici a non tenerne conto sembrano essere solo i nostri Amministratori regionali. Se l’Ospedale nuovo di Albenga, merito di Angelo Barbero, raccoglie non solo il bacino dei Comuni del comprensorio (Alassio, Albenga, Andora, Arnasco, Casanova Lerrone, Castelbianco, Castelvecchio di R.B, Ceriale, Cisano sul Neva, Erli, Garlenda, Laigueglia, Nasino, Onzo, Ortovero, Stellanello, Testico, Vendone, Villanova d’Albenga, Zuccarello) ma anche la popolazione della Valle Arroscia e dell’alta Val Pennavaire, con i Comuni cuneesi di Alto, Caprauna e frazione di Cerisola di Garessio, allora un cambio di nome e di requisiti strutturali al Pronto soccorso di Albenga provocherebbe inevitabilmente una modifica, in peggio, delle potenziali risposte all’emergenza-urgenza dei pazienti.

Se poi quattro sono, in crescendo, i livelli di risposta all’emergenza-urgenza, dal punto di primo intervento, al pronto soccorso e fino al Dea di I^ e II^ livello, allora un declassamento dal secondo al primo posto, evidentemente, ridurrebbe l’offerta del servizio. E, infatti, a guardare meglio le norme, mentre in un Pronto soccorso deve esserci personale medico proprio, specialista in medicina e chirurgia d’urgenza, operativo 24 ore su 24, con l’accesso alla visita mediante triage (trad. “selezione”) da parte del personale infermieristico per ciò formato e aggiornato, nel Punto di primo intervento, invece, devono esserci solo un medico, anche eventualmente un anatomo-patologo che negli anni abbia fatto un pò di esperienza di pronto soccorso e un infermiere professionale, presenti per tutto il tempo di apertura del servizio articolato anche solo su 12 ore. Ecco il vero disastro!!!

Per carità, magari in Burundi, un punto di primo soccorso potrebbe essere comunque tutta manna dal cielo rispetto al nulla. Ma Albenga non è nel Burundi e gli abitanti ingauni insieme agli alassini si sono pagati nel tempo questo ospedale con sacrifici di ogni genere. Se oltre il 90 % dei pazienti ricoverati in ospedale statisticamente sono prima passati dal Pronto Soccorso, allora eliminare il Pronto soccorso di Albenga, nato nel 2002 come Divisione con personale sanitario autonomo, sarebbe una evidente manovra barbina, dopo la recente scandalosa soppressione dell’Ostetricia, per tentare di chiudere in un futuro non troppo lontano, l’intero Ospedale. Senza il Pronto Soccorso di Albenga, da cui ogni anno passano oltre 30.000 pazienti, i 124 posti letto oggi utilizzabili al “Santa Maria di Misericordia” sui 220 posti letto complessivamente predisposti si ridurrebbero a pochissime decine. Tutto solo per il tentativo disperato di salvare il buco dei tanti disastri sanitari operati altrove dalla Regione Liguria. Tranquilli, la città è pronta a tutto, il Sindaco Guarnieri sta già scaldando i motori dei carri armati contro la Regione Liguria… la  parola d’ordine per tutti sarà una sola: “giù le mani dall’Ospedale di Albenga”.

Ginetta Perrone
Presidente del Centro Aiuto Vita-ingauno
Albenga

Redazione
12 Luglio 2011 alle 16:57
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