
Albenga. Sono rientrati ad Albenga con il morale a pezzi, consumati dalla fatica di un viaggio che ha portato amarezza, ma non demordono e guardano con fiducia agli sviluppi futuri. “Il nostro cuore è rimasto là, con Tomaso” dicono i coniugi Euro Bruno e Marina Maurizio, i genitori del ragazzo ingauno condannato all’ergastolo con Elisabetta Boncompagni per la morte dell’amico Francesco Montis durante un viaggio in India.
I canali diplomatici si sono riattivati per tutelare la posizione dei due giovani, rinchiusi nel carcere di Varanasi. “Contiamo di incontrare presto i funzionari della Farnesina ed il ministro Frattini – afferma Euro Bruno – Abbiamo appena fatto rientro e da lunedì mattina riprenderemo i contatti con le istituzioni italiane. Siamo distrutti in questo momento, comunque siamo fiduciosi. Dopo la sentenza, sono state raccolte e riscontrate una montagna di inesattezze. E’ in preparazione il ricorso”.
I coniugi Bruno, prima di riprendere il volo per l’Italia, sono stati ricevuti all’Ambasciata italiana di Nuova Delhi, dove hanno incontrato il vice ambasciatore Ugo Asturo, quindi i funzionari consolari Laura Carpini e Cesare Biller. “L’Ambasciata ha manifestato il suo intendimento a continuare la sua collaborazione – ha detto la madre di Tomaso – e a darci il suo sostegno limitatamente alle loro funzioni. Noi abbiamo fatto sentire le nostre ragioni, sia nei confronti dello studio legale che nei loro. Gli abbiamo chiesto di aiutarci a far rispettare gli impegni economici presi con lo studio legale Titus, che è un altro aspetto importante della vicenda, quindi abbiamo manifestato qualche preoccupazione su un possibile trasferimento in un altro carcere dei due ragazzi”. Su questo punto – ha concluso Marina Maurizio – abbiamo chiesto aiuto all’Ambasciata e credo si siano già attivati con molte lettere diplomatiche”.
La coppia difende l’innocenza dei due ragazzi sfogliando con rabbia le 75 pagine della sentenza. Secondo i giudici indiani, Francesco è stato stordito con un oggetto, strangolato e soffocato. “Di tutto ciò – ribattono i genitori di Tomaso – le perizie medico legali effettuate anche 60 ore dopo la morte non hanno trovato traccia. Il giudice potrebbe avere addirittura scritto quella sentenza prima che il processo si concludesse”. “Quel giudice – continuano – ha commesso una violazione dietro l’altra: ha ammesso a testimoniare persone che non hanno visto ma solo riportato eventi raccontati. Occorre che la Farnesina intervenga sulle autorità diplomatiche indiane per accelerare il processo d’appello”, è la richiesta dei due genitori, che lamentano condizioni carcerarie inumane per i due giovani “costretti a lavarsi con un secchio d’acqua e a dormire su stuoie”.