
India. Sono appena giunti a Varanasi, in India, i genitori di Tomaso Bruno, il ragazzo detenuto e sotto processo con la torinese Elisabetta Boncompagni in quanto accusati di aver ucciso il proprio compagno di viaggio, Francesco Montis, all’inizio del 2010. A metà luglio si è concluso l’estenuante procedimento giudiziario ed ora il giudice è chiamato a pronunciare la sentenza, che da domani in poi potrebbe essere a breve pronunciata.
“Siamo sereni e fiduciosi” dicono Euro Bruno e la moglie, che domani incontreranno l’avvocato e si recheranno in tribunale. Secondo l’accusa, Tomaso ed Elisabetta, da 17 mesi in carcere, avrebbero ucciso Francesco per motivi passionali e per uno strano triangolo amoroso che il ragazzo sardo non avrebbe sostenuto più. Per la difesa, invece, Francesco è morto per cause naturali poiché soffriva da tempo di gravi crisi respiratorie. Tesi sostenuta anche dagli stessi genitori della vittima.
“Non esiste una sola prova a carico di nostro figlio e di Elisabetta per cui siamo fiduciosi – afferma Euro Bruno – Comunque la tensione si fa sentire: c’è in ballo la vita dei nostri cari. I nostri avvocati hanno presentato davanti al giudice 50 sentenze di casi simili dove non esiste un movente, né una prova o un testimone a carico degli imputati che, ovviamente, sono stati assolti. Il pm, a sua volta, mosso da un accanimento inspiegabile e, secondo noi, anche da ben poca professionalità, ha portato a sostegno della sua fantasiosa tesi 14 sentenze in cui gli accusati sono stati condannati: peccato che si trattasse di casi ben diversi, dove c’erano tanto di testimoni e di prove”.