
Osiglia. “Molto rumore per nulla” per dirla con Shakespeare. Anche se molti cittadini di Osiglia, compresi alcuni dei presenti nel pomeriggio all’esterno dell’Imbarcadero direbbero “siamo proprio il paese dei balocchi”. Ma il risultato non cambia; nel piccolo paesino della Valbormida, che rasenta a stento i 500 residenti, non sono arrivati profughi: è come se fossero giunti turisti tunisini.
Nei giorni scorsi all’Imbarcadero, la struttura comunale sul lago, erano alloggiati americani, tedeschi e una coppia di australiani. I tunisini arrivati in pulmann, 32 in tutto, non vogliono scendere: oppongono resistenze, continuano ad insistere per andare verso la Francia e non si capacitano dell’ennesima peripezia. Dopo una buona mezz’ora di trattative si lasciano convincere e mettono piede nel cuore della provincia di Savona, in un luogo sconosciuto a molti savonesi ma che è sempre più visitato da turisti stranieri.
Una volta scesi e dopo aver capito che nei dintorni non ci sono né autobus né tantomeno treni, si “accomodano” nelle stanze dell’ostello ed esplorano intorno. La zona non è certo il centro di accoglienza da cui provengono, quel centro di Ventimiglia che la Regione si è risolta a chiudere dopo le proteste locali, né è tugurio maleodorante con un bagno chimico all’esterno. Ma è di fatto un albergo immerso nella natura che si affaccia sul lago di Osiglia.
Così dopo un caffè eccoli giocare a palla nella spiaggetta e pochi minuti dopo andare, educatamente, a chiedere se possono usare il pedalò e, detto fatto, quelli che 30 minuti prima erano pericolosi clandestini guardati a vista da carabinieri e sindaco del paese, si trasformano in classici turisti del lago.
C’è chi gioca a calciobalilla, chi a palla e chi sdraiato sul lettino si rilassa e ascolta la musica con il lettore Mp3. Se il sole non fosse già tramontato ci sarebbe da scommettere che alcuni avrebbero già azzardato anche un tuffo nel lago. Quelli più pigri invece rimangono in terrazza, chiacchierano e si gustano il tramonto giocando a carte.
La Regione Liguria, intanto, con l’assessore Rambaudi in testa, fa i conti con l’emergenza che anziché passare sembra essere diventato un problema di ancor più complicata gestione. Arriva l’ora di cena e i turisti puntuali si accomodano per sfruttare il trattamento di “pensione completa”. Al termine, con sorpresa dei gestori, sparecchiano portando i piatti in cucina, puliscono i tavoli e spazzano il pavimento. E mentre uno lava i piatti gli altri hanno già deciso: domani pizza e musica del vivo.
Sino a qualche ora prima puntavano i piedi per non scendere dal pullman. “E adesso chi li manda più via da Osiglia?” si chiede qualcuno e la domanda fa il giro dei residenti. Qualcun altro risponde, intepretando le scene che si sono succedute da pomeriggio a sera: “Non sono profughi, sinora si sono comportati da turisti tunisini”.