
Vado Ligure. E’ durato cinque ore l’interrogatorio di Roberto Drocchi, il funzionario comunale di Vado Ligure ed ex presidente del Riviera Vado Basket, arrestato nell’ambito dell’inchiesta anticorruzione “Dumper” condotta dalla guardia di finanza e coordinata dalla Procura di Savona. L’ex capo dell’ufficio lavori pubblici vadese ha ricevuto in carcere a Sanremo la visita del pubblico ministero Ubaldo Pelosi ed ha ricostruito i rapporti con gli altri soggetti destinatari dei provvedimenti cautelari, anzitutto Pietro Fotia, il titolare della Scavo-Ter con cui avrebbe avuto il canale preferenziale nell’affidamento degli appalti, con il commerciante Pietro Taricco e l’imprenditore edile Andrea Balaclava.
Drocchi, che è detenuto nel carcere della Valle Armea, si trova in condizioni psicologiche buone e, secondo quanto sottolineato dall’avvocato difensore Fausto Mazzitelli, “è collaborativo con i magistrati”. Il funzionario ha ribadito di aver incassato somme di denaro ma solo per poi destinarle al Riviera Basket, mai per uso personale. Secondo quanto riportato da Drocchi, si tratterebbe di sponsorizzazioni sempre fatturate, tranne nel caso dei soldi ricevuti da Balaclava, in nero, per un importo di 6 mila euro.
Lo stesso Drocchi avrebbe confermato di non aver aderito ai principi di regolarità amministrativa (“di non averlo fatto alla lettera”), ma ha rimarcato che dall’esame della contabilità e dei depositi bancari è possibile dedurre l’uso non personale delle tangenti contestate dagli inquirenti. I favoritismi praticati in qualità di titolare di pubblico ufficio avrebbero procurato denaro poi finito unicamente nelle sponsorizzazioni sportive.
Candidato consigliere del Pd alle recenti amministrative (è riuscito a prendere 9 preferenze nonostante l’arresto e la tempesta mediatica), Drocchi è ancora detenuto “per pericolosità sociale e del pericolo di reiterazione” su ordinanza del gip, mentre Taricco e Balaclava sono ai domiciliari. I legali di Drocchi presenteranno lunedì prossimo un’istanza di revoca per alleggerire la misura cautelare. Quanto a Fotia, anch’egli in carcere, la Procura prosegue le indagini su tutti gli appalti ottenuti negli ultimi anni dalla sua società di movimento terra.