
Savona. Per l’accusa si dedicava ad “attività di svago”, precisamente andava a caccia, in orario di lavoro. Per questa ragione, stamattina, in tribunale a Savona Adriano G., 58 anni, operaio comunale di Mallare, ora in pensione, è stato condannato a sei mesi di reclusione e 100 euro di multa (pena sospesa) per l’accusa di tentata truffa. A giudizio, nello stesso procedimento, ma con l’accusa di favoreggiamento ed intralcio alle indagini, era finito anche un suo amico, B.M., di 76 anni, che è stato però assolto (con la formula “perché il fatto non costituisce reato”).
Secondo l’accusa l’uomo, nell’ottobre 2008, era rimasto ferito da un cacciatore durante una battuta di caccia al cinghiale, in località Montefreddo, alla quale partecipava mentre in realtà era in servizio. Ecco perché la segnalazione dell’infortunio (era stato colpito dai pallettoni alla gamba destra) presentata all’Inail gli era valsa l’accusa di tentata truffa. Nel procedimento odierno la parte offesa è il Comune di Mallare: l’operaio era infatti già stato condannato a cinque mesi di reclusione, al termine di un altro processo, per la tentata truffa all’Istituto Nazionale Infortuni sul Lavoro.
L’operaio si è sempre difeso dicendo che quel giorno era al lavoro: aveva già cominciato la bonifica di una vasca dell’acquedotto da un nido di calabroni e si stava recando a completare un altro intervento (il controllo della tubatura dell’acqua in un’abitazione) quando venne colpito. Una versione che però non ha mai convinto gli inquirenti.
Nella scorsa udienza era stato sentito il maresciallo dei carabinieri che recuperò le cartucce ed il fucile dell’operaio. Inoltre il giudice aveva sentito la moglie dell’operaio che aveva ricostruito che cosa accadde il giorno in cui il marito venne colpito dal colpo di fucile (il cacciatore ha sempre detto di averlo scambiato per un animale). La donna aveva anche riferito di essere stata lei a chiedere a B.M., amico del marito, di recuperare il suo fucile visto che lei doveva accompagnare il consorte in ospedale ed, essendo priva del porto d’armi, non poteva recuperarlo. Da qui era scattata la denuncia per per favoreggiamento ed intralcio alle indagini al 78enne che aveva portato a casa sua il fucile dell’amico.
Secondo la tesi difensiva Adriano G. non stava partecipando a nessuna battuta di caccia. Il fatto che l’operaio avesse con sè il fucile, anche secondo un suo collega che ha deposto in aula, poteva essere giustificato; infatti per rimuovere i nidi di calabroni esiste anche una tecnica che implica l’utilizzo del fucile.