
Savona. Dopo molti anni si è chiusa la vicenda giudiziaria che era nata dietro al “Movimento risorgista”, il sodalizio che si rifaceva al partito fascista e che era sorto alcuni anni fa nel Savonese, con centro a Loano. Il gip Emilio Fois ha infatti dichiarato estinto il reato visto l’intervento della prescrizione dello stesso. La storia, in realtà, poteva essere chiusa già nel 2006 perché il procuratore capo Vincenzo Scolastico e il sostituto Giovanni Battista Ferro avevano chiesto l’archiviazione. Richiesta che però era stata respinta dal giudice Donatella Aschero che aveva formulato un’imputazione “coatta”.
Per cinque persone, R.S., D.S., R.B., P.B., F.R., di età compresa tra i 27 ed i 36 anni, era così stata fissata una nuova udienza preliminare nella quale dovevano rispondere delle accuse di violazione della legge numero 654 del 13 ottobre 1975 in materia di discriminazione razziale (prima le ipotesi di reato per loro erano quelle di associazione terroristico sovversiva, ricostruzione del partito fascista e apologia del fascismo, tutte archiviate). Nella nuova accusa si faceva riferimento in particolare all’articolo 3, che punisce chi diffonde idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico, ovvero incita a commettere o commette atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi. Nel caso dei “Risorgisti” con l’aggravante di aver promosso o diretto un’organizzazione avente tra i propri scopi l’incitamento alla discriminazione o alla violenza per motivi razziali. Ipotesi che però sono crollate nel corso dell’udienza davanti al gip Emilio Fois per prescrizione.
Inizialmente, per questa storia, che risale agli anni 1999 e 2000, erano state indagate 18 persone tra cui studenti, figli di imprenditori e liberi professionisti. Undici posizioni erano state stralciate ed erano rimasti nel mirino della Procura solo i componenti più in vista dell’organizzazione, tra i quali R.S., considerato il fondatore del Movimento, che aveva la sede principale a Loano e una secondaria a La Spezia. Gli investigatori avevano accertato che alcuni degli esponenti risorgisti avevano ideato e prodotto materiale propagandistico, un apparato iconografico con la creazione di immagini, fregi, simboli e stemmi, ma anche divise e bandiere. C’era perfino un giornale e una minuziosa organizzazione verticistica.
Nelle case di alcuni di loro erano state trovate anche delle armi, ma gli imputati avevano sempre spiegato che avevano quegli “attrezzi” perché praticavano arti marziali. Solo armi destinate ad uso sportivo dunque. I “Risorgisti” si sono sempre difesi poi, così come conferma anche il legale di uno di loro, l’avvocato Mario Sormini, sottolineando che non si erano costituiti con lo scopo di sostenere l’inferiorità di nessuna razza.