
Stella. Cinque anni di reclusione, oltre all’interdizione perpetua dai pubblici uffici nell’ambito della tutela e curatela. E’ questo il verdetto emesso dal Collegio dei Giudici del Tribunale di Savona, questa mattina, per Ermal Ramaj, l’albanese di 28 anni che doveva rispondere dell’accusa di violenza sessuale di gruppo (la condanna però è arrivata non per l’articolo 609 octies ma per il 609 bis, ovvero violenza sessuale) e lesioni in concorso.
Secondo l’accusa infatti il giovane, insieme ad un connazionale, Bledar Metaliaj, di 27, (condannato nel dicembre 2009 in abbreviato a sei anni e 4 mesi, pena ridotta in appello a 3 anni), nel giugno del 2008, avrebbe violentato due diciottenni savonesi con le quali i due albanesi avevano trascorso la serata. Prima in un bar gelateria di Albissola Marina e poi nella casa di “Bledi” a Stella dove si sarebbero consumati gli abusi.
Le accuse erano sempre state respinte dagli imputati che sostenevano che le ragazze fossero consenzienti. Nelle precedenti udienze del processo avevano anche testimoniato le presunte vittime. Dalle loro audizioni l’accusa nei confronti dei due, entrambi assistiti dagli avvocati Andrea Cechini e Carlo Risso, era uscita un pò ridimensionata: entrambe le ragazze avevano infatti negato, con varie spiegazioni e distinguo, la violenza (chi per non aver avuto alcun tipo di rapporto con l’imputato, chi perché, se quella sera successe davvero qualcosa, si tratto di un rapporto consenziente). A complicare le cose per l’accusa poi, erano emersi dubbi sulle denunce effettivamente presentate dalle due giovani. La vicenda infatti venne scoperta dai carabinieri grazie a una fonte confidenziale e non dalla denuncia “diretta” delle vittime. Dubbi che però evidentemente non hanno convinto dell’innocenza di Ramaj i giudici. Tra l’altro, nel corso delle repliche, il pm Chiara Maria Paolucci aveva sottolineato che c’erano state molte “interferenze” per indurre le parti offese a ritrattare quanto detto nella denuncia. Insomma le vittime avrebbero avuto paura a testimoniare contro i due albanesi e per questo, forse, avevano “sgonfiato” l’accusa.
Il pubblico ministero aveva chiesto per Ramaj una condanna a sei anni (per la violenza) e sei mesi (per il concorso formale nelle lesioni). Dalla seconda delle accuse però l’albanese è stato assolto per non aver commesso il fatto.