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Bergeggi, ancora un lutto in diocesi: è morto don Attilio Vezzoso

Redazione
17 Febbraio 2011 alle 13:57
17 Febbraio 2011
Bergeggi, ancora un lutto in diocesi: è morto don Attilio Vezzoso
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Bergeggi. Un periodo non felice per la diocesi di Savona-Noli: dopo don Luciano Berruti e don Vincenzo Frumento, oggi è mancato un altro parroco “storico”, don Attilio Vezzoso, che tuttora era titolare della parrocchia di san Martino a Bergeggi. Aveva 89 anni e da alcune settimane era ricoverato all’hospice “Misericordia” di Savona. La sua salma sarà trasferita in giornata nella sua amata chiesa parrocchiale dove oggi e domani, alle 18,30, saranno celebrate due veglie di preghiera mentre il funerale, presieduto dal vescovo, si svolgerà sabato 19 febbraio alle ore 10.

Attilio Vezzoso era nativo di Sassello, dov’era nato il 25 marzo 1921. In un’intervista del 2007 al “Letimbro” raccontava: “Ho iniziato il mio cammino dodicenne nel 1933, entrando nell’istituto don Orione. La mia famiglia, infatti, era troppo povera per poter pagare la retta del Seminario di Acqui e, mi duole dirlo, il parroco di Sassello non mi aiutò molto. Una volta negli orionini, ho compiuto gli studi liceali in varie località del nord come Tortona, Voghera e Bra. Poi la sorpresa: studente di teologia, fui mandato nel 1940 come tirocinante ed insegnante a Reggio Calabria, dove rimasi due anni in piena guerra. Ad un certo punto, però, è avvenuta la frattura con la congregazione, perché i miei superiori volevano farmi rifare un anno di liceo con il motivo ufficiale di sopperire a certe dimenticanze. Uscii dall’ordine di don Orione e, non trovando un appoggio nei preti di Sassello, chiesi di poter entrare nel Seminario di Savona, dove il canonico Cerruti aveva da poco sostituito monsignor Ferraro. Fui accettato nel 1946 e, dopo quattro anni di studi, fui ordinato presbitero il 2 luglio 1949 assieme a Giuseppe Bertolotto, Tomaso Venturino e Luciano Berruti”.

Novello prete, don Attilio non fece la consueta “gavetta” da viceparroco ma fu subito destinato alla piccola comunità di San Bartolomeo del Bosco, sopra Santuario, dove entrò il 1° settembre 1949 come parroco. “Quando arrivai a San Bartolomeo – proseguiva nell’intervista – il paese contava circa un migliaio di abitanti, sparpagliati in un vasto territorio che partiva da Cimavalle e arrivava quasi fino a Montenotte. In pratica fui l’ultimo parroco residente del paese e, come accadeva a quei tempi, mi capitava di dover fare un po’ di tutto, compreso il barbiere e l’infermiere. Non mi pesava però stare lassù, perché la gente era sempre molto disponibile ed accogliente, e poi dedicavo molto tempo all’insegnamento a Savona. Ho insegnato religione alle professionali (l’avviamento, come veniva chiamato), alle tecniche, alle medie di via Aonzo e a Vado ligure e scendevo dai monti con qualsiasi tempo, spalando neve e superando ogni ostacolo. Per un certo periodo, inoltre, dovetti fare anche da rettore sostituto al Santuario della misericordia, durante gli ultimi anni di monsignor Villa”.
Il 1° febbraio 1967 il vescovo Giovanni Battista Parodi lo destinò alla parrocchia di Bergeggi, dove è rimasto in attività fino a pochi giorni prima della sua morte. “Nel 1967 – raccontava al “Letimbro” – Bergeggi non aveva ancora conosciuto il boom edilizio degli anni ’70 e contava ottocento abitanti, perlopiù bergeggini doc che rispondevano ai cognomi storici del luogo: Mandraccia, Rovere, Siri, Griffo, Bruzzone. In quegli anni era facile dialogare con la gente, introdurre delle novità. Ebbene, si può dire che dopo quarant’anni quella comunità umana si è spenta lentamente, e al suo posto è sorto un paese dormitorio, dove le persone non si conoscono, fanno poca vita sociale e sono disperse. Torre del Mare, inoltre, è un caso a sé perché il 90% delle case è di proprietà di villeggianti, e quindi durante l’anno non ha vita di paese”.

Dando uno sguardo, nell’intervista, ai preti della sua generazione, don Vezzoso diceva: “Di sicuro quelli della mia leva avevano meno la smania di muoversi e partivano con l’idea di restare in un luogo, pur cercando di dare la disponibilità a cambiare per obbedienza. Ricordo bene le parole di monsignor Parodi: Vai laggiù con l’animus manendi e fai quello che puoi. Erano parole molto chiare, ma ricordavano l’importanza di mettere radici in un ambiente umano, di accettare la realtà per quello che è. Il rischio che vedo oggi in alcuni preti giovani è invece questo desiderio di cambiare troppo in fretta, come se dopo pochi anni un ambiente diventasse troppo stretto. Ma non è affatto semplice ricominciare sempre daccapo, e si rischia di non mettere radici da nessuna parte”.

I suoi parrocchiani di Bergeggi, nel 2007, gli fecero grande festa in occasione dei quarant’anni di permanenza nel paese e, nel 2009, per i sessant’anni di ordinazione presbiterale. Don Attilio Vezzoso fino all’ultimo si è dato da fare per tutti, con instancabile passione. Anche in diocesi offrì il suo contributo collaborando, a cavallo fra gli anni ’80 e ’90, con l’Ufficio catechistico.

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