
Savona. “Gli indirizzi contenuti nella proposta avanzata nella Bicamerale dal ministro per la Semplificazione, Roberto Calderoni, si afferma che i Comuni capoluogo possono decidere con i loro consigli comunali l’adozione dell’imposta che potrà variare dai 0,5 ai 5 euro al giorno per turista che soggiorna nella località. Il gettito dell’imposta sarebbe collegato alla natura di ‘imposta di scopo’: tutto quanto incassato a questo titolo deve cioè essere impiegato immediatamente nel settore turistico. Per i Comuni non capoluogo, si può decidere l’adozione dell’imposta, il cui gettito però andrebbe alla Provincia che ne decide la destinazione”. Così il direttore dell’Unione provinciale albergatori Carlo Scrivano spiega la cosiddetta “tassa di soggiorno” nell’ambito dei provvedimenti previsti dal federalismo fiscale in discussione in Parlamento.
“Evidentemente nella nostra realtà si toglie a Comuni a forte vocazione turistica la possibilità di decidere autonomamente, in favore del proprio settore turistico, la destinazione delle nuove risorse. I Comuni non capoluogo dovrebbero concorrere con la Provincia a destinare le nuove entrate nel contesto di una intesa globale a livello del territorio provinciale” sottolinea Scrivano.
La proposta di legge quindi penalizzerebbe i Comuni di natura turistica concedendo la natura di imposta di scopo (indirizzata al turismo) solo al capoluogo. Nella nostra realtà, Savona potrebbe gestire sulla base delle proprie volontà l’imposta di soggiorno, la stesso cosa non possono fare cittadine come Alassio, Finale Ligure, Loano, Pietra Ligure, Varazze, eccetera.
“Senza una connotazione di imposta di scopo – aggiunge Scrivano – neppure si può aprire un discorso con gli operatori che si vedrebbero privati della possibilità di deliberare e gestire direttamente l’imposta, la quale graverebbe sul costo dei soggiorni, rendendo meno competitiva l’offerta delle località di vacanza”.