
India. Una storia che si ripete, ormai da troppo tempo. Due ragazzi che aspettano da dieci mesi di difendersi dall’accusa pesantissima di omicidio, trovandosi ogni volta davanti la porta del tribunale di Varanasi sbattuta in faccia. E’ successo anche questa mattina, quando Tomaso ed Elisabetta, accompagnati dai propri avvocati, si sono sentiti dire dal pm e dal giudice indiani che il teste previsto per la mattinata era influenzato e che, dunque, l’udienza era rimandata.
Una delusione, l’ennesima, a cui però i genitori del ragazzo non possono e non vogliono abituarsi: “Chiamerò quanto prima i miei avvocati e l’ambasciata – dice Luigi Euro Bruno, papà di Tomaso -. Basta, non ne possiamo davvero più. Mi domando a cosa serva, allora, l’ordinanza della Corte Suprema indiana che ha vietato il rinvio delle udienze, se non per motivi eccezionali, e che ha fissato la conclusione del processo entro il 27 gennaio. Perchè questo pm presenta un teste alla volta? Non ne potrebbe convocare qualcuno in più così, in assenza dell’uno, si procede con l’altra deposizione? Che senso ha questo ‘giochetto’? Non vorrei che l’accusa agisse così per impedirci di esercitare in toto il nostro diritto alla difesa. Visto che il dibattimento in aula dovrebbe concludersi entro fine gennaio, non vorrei che, a causa di questi rinvii, mancasse il tempo per sentire i teste della difesa. Non possiamo accettarlo. Mio figlio è forte e determinato, ma questa situazione è diventata ormai intollerabile”.