
Savona. Oggi ricorre l’undicesimo anniversario dell’istituzione del Santuario dei cetacei del Mar ligure e l’Enpa va all’attacco: “Una ricorrenza purtroppo mesta, visto che da troppo tempo è un santuario soltanto sulla carta, malgrado le recenti ottime iniziative dell’assessorato regionale all’ambiente (Briano) e del sindaco di
Andora (Floris) di riattivare a Genova le strutture organizzative per farlo funzionare”.
La Protezione Animali savonese ricorda che fu proprio per le battaglie dell’Enpa che l’area di protezione venne istituita in accordo con Francia e Principato di Monaco: “Ma fino ad oggi è brillata per la sua quasi totale assenza di iniziative concrete per tutelare l’enorme patrimonio naturale costituito da migliaia di cetacei (balenottere, capodogli, glo-bicefali, grampi, zifi, stenelle e delfini comuni) che vivono e frequentano il mar ligure”.
Secondo l’Enpa, oltre a riattivare gli organi di gestione, occorrerebbe disciplinare il traffico marittimo imponendo alle navi l’adozione di strumenti, già esistenti e ad esempio installati sui battelli da crociera della Costa, per individuare la presenza dei grossi cetacei ed evitare mortali impatti; contrastare l’uso illegale delle reti da pesca cosiddette “spadare” per la pesca al pescespada (che catturano ed uccidono i cetacei) ma vietare, almeno nel santuario, l’uso delle “ferrettare”, che, dicono dalla Protezione Animali, sono soltanto spadare un po’ più corte (2.500 metri).
L’Enpa propone inoltre di dirottare i fondi del ministero delle politiche agricole e forestali sull’incremento del pescatursimo, sia per favorire l’osservazione corretta dei cetacei (whalewatching e diving) che per attivare campagne di recupero e smaltimento delle reti da pesca abbandonate o perdute dai pescherecci; ed infine ampliare le superfici delle riserve naturali marine (Bergeggi, Gallinara, etc.) e dei siti marini di importanza comunitaria (SIC), “imponendo forti limitazioni alla pesca lungo la fascia costiera, dove si riproduce tutta la delicata catena biologica marina”.