
La discussione sul futuro di Ferrania si è bloccata sul punto uno dell’accordo sancito a Roma il 17 novembre scorso presso il Ministero dello Sviluppo Economico. Una questione tecnica, o meglio di interpretazione diversa fra proprietà e sindacati, che ha protratto l’incontro per ben dieci ore prima di giungere ad un compromesso accettabile da entrambe le parti.
Nella riunione del 17, infatti, si era individuato un percorso tecnico per arrivare all’ottenimento della cassa integrazione che implicava l’accettazione da parte dei lavoratori della dichiarazione di cessazione di attività per Ferrania Technologies come unico modo previsto dalla legge per vedersi assicurati gli ammortizzatori sociali. Al contempo, però, i sindacati hanno insistito affinchè, in quello stesso accordo, venissero definiti percorsi di sviluppo che assicurassero un futuro ai 225 cassaintegrati: non in Ferrania Technologies che, di fatto, sarebbe andata a morire, ma in quello stesso sito produttivo potenzialmente in grado di generare lavoro. Un punto che l’azienda ha fortemente criticato, vedendo nella dichiarazione di cessazione di attività l’impossibilità di definire un nuovo piano di sviluppo.
“La discussione è andata avanti a lungo – spiega Fulvio Berruti della Filctem Cgil – perchè la proprietà vedeva in questo una palese contraddizione, ma per noi era fondamentale assicurare un futuro ai lavoratori, oltre i 24 mesi di cassa integrazione. Per noi il punto qualificante dell’accordo è stato proprio decretare non la fine dell’azienda ma la possibilità di dare vita a nuove attività nel sito di Ferrania. Avevamo la necessità di ‘agganciare’ all’accordo il rilancio del sito e così è stato, ma ci sono volute ben dieci ore. Devo dire che, a sostenere il nostro punto di vista, ci ha dato una grossa mano il presidente della Provincia, Angelo Vaccarezza, unico politico presente ieri a Roma”.
“A questo punto è necessario sviluppare l’aggiornamento dell’accordo di programma entro i trenta giorni previsti dall’accordo romano del 17 novembre – continua Berruti -. Questo due anni non devono trascorrere nell’immobilismo, bensì è necessario individuare al più presto nuove prospettive, compresa la possibile sinergia con Tirreno Power, di cui tanto s’è parlato ultimamente. La politica deve fare scelte coraggiose in vista di uno sviluppo industriale del territorio. In caso contrario, non potremo che accogliere con favore l’ipotesi di uno sciopero provinciale così come annunciato dal segretario della Cgil. Di fronte all’immobilismo, non potremo che mobilitarci”.