
Savona. Erano accusati, in concorso tra loro, di frode in pubbliche forniture, truffa e falso in atto pubblico nell’esecuzione di un contratto di appalto per la bonifica di una discarica abusiva di rifiuti pericolosi nel territorio comunale di Stella. Si tratta di A.P., 53 anni, di A.G., 44 anni, e di G.O., 59 anni. Il gup Emilio Fois, nel corso dell’udienza preliminare, ha ritenuto di stralciare nei confronti di tutti gli imputati le accuse di frode in pubbliche forniture e truffa perché il fatto non sussiste.
Nei confronti di G.O. inoltre il giudice ha ritenuto di non dover procedere nemmeno per l’accusa di falso in atto pubblico, reato per il quale invece sono stati rinviati a giudizio gli altri due. Il processo a loro carico per prenderà il via, davanti al giudice Laura De Dominicis, il prossimo 8 febbraio.
Secondo il quadro accusatorio le ditte del settore dello smaltimento che avevano vinto la gara di appalto lanciata dal Comune di Stella avrebbero tratto un ingiusto profitto di circa 226 mila euro stanziati dalla Regione per la bonifica. Inoltre più di 1500 tonnellate di rifiuti pericolosi sarebbero state gestite abusivamente, attribuendo ai materiali da conferire un codice improprio per poterli inviare ad un impianto non autorizzato a riceverli (in un primo momento si era ipotizzato anche il reato di smaltimento illecito di rifiuti).
Secondo la tesi difensiva invece i rifiuti sono stati conferiti correttamente e anche in un impianto adeguato. L’accusa di falso in atto pubblico, l’unica a non essere stralciata dal gup, riguarda invece la compilazione dei “SAL” (Stato di avanzamento lavori) nel quale le caratteristiche dell’impianto dove venivano conferiti i rifiuti non erano indicate correttamente. A.P. e A.G. sono finiti a giudizio in qualità di responsabile e direttore dei lavori per una delle ditte vincitrici dell’appalto. G.O., libero professionista, era invece finito nel mirino degli inquirenti perché, nel completare il collaudo amministrativo finale, avrebbe attestato che la bonifica era stata eseguita a regola d’arte mentre così, secondo l’ipotesi accusatoria, non era.