
Varazze. “E’ stato senza dubbio un evento eccezionale, con 300 ml di acqua caduti ad una velocità di 96 ml/h, un vero record che si ricorda solo ai tempi dell’alluvione di Genova nel 1970, quindi una fenomenologia metereologica oltre le attese”. Così il geolpogo Alessandro Scarpati parla del devastante nubifragio di Varazze.
“Certo – aggiunge – ci sono stati elementi aggravanti: la scarsa manutenzione del territorio ed il pessimo stato dei versanti collinari, con un’entroterra coinvolto da piccole frane e smottamenti con porzioni di terreno che si riversavano nei corsi d’acqua, e tutto è andato a valle creando una sorta di tappo che ha provocato gli straripamenti e l’ondata di fango e detriti che si sono riversati sulle strade” spiega ancora Scarpati.
Quanto alla sicurezza idrogeologica del nostro territorio: “Ovviamente gli interventi strutturali sui corsi d’acqua sono fondamentali, affinchè possano garantire le portate di massima piena in caso di piogge intense. Ritengo che sarà necessario a Varazze un monitoraggio idrogeologico, con una serie di verifiche precedenti alla fase di ricostruzione, anche perchè i versanti devono essere curati e seguiti. Dal mio osservatorio, comunque, posso dire che l’imputato numero uno non è il cemento o il costruire, bensì lo stato di abbandono del territorio, per il quale servirebbe un piano pluriennale serio, specie per la Liguria che per la sua conformazione presenta delle criticità” conclude il geologo Scarpati.