“Meno di un mese fa si elogiava sui quotidiani il nuovo pronto soccorso del San Paolo con il quale gli utenti avrebbero subito meno disagi. Una grossa bufala!”.
“Infatti, alle ore 23.13 del 10/10/2010, facevo ingresso al Pronto Soccorso dell’Ospedale San Paolo di Savona in quanto accompagnavo mia moglie che lamentava forti forti dolori all’occhio sinistro. Alla signorina dell’ufficio accettazione, mia moglie faceva subito presente che le era finito dentro all’occhio polvere e pietruzze e che aveva un dolore fortissimo. La signorina provvedeva a somministrarle immediatamente un anestetico il cui effetto durava appena 10 minuti e, contrariamente a quanto disposto dal Comitato Tecnico Scientifico della Società Oftalmologica Italiana, le veniva attribuito il codice bianco anziché quello verde previsto per l’abrasione corneale (diagnosi immaginabile da chiunque, in circostanze del genere!)”.
“Non manco di segnalare al Dottor Lerza, Responsabile del Pronto Soccorso di Savona, che la signorina summenzionata, dalle ore 24 alle ore 2.45 circa, si è dedicata presumibilmente alla visione/ascolto di un film fissando intensamente il medesimo videoterminale con il quale aveva inserito la nostra pratica di accesso, il tutto mentre mia moglie continuava a lamentare forti dolore all’occhio!!! Dalle casse di quella postazione uscivano frenate di auto, risate, dialoghi tra persone e, magicamente, all’arrivo di un nuovo paziente da servire, l’audio scompariva per poi riprendere dopo che l’utente si allontanava”.
“Egregio Dott.Lerza, a parte il fatto che sarei curioso di conoscere il titolo di quel film così appassionante, forse poliziesco, ad ogni modo non so se il Suo personale sia autorizzato o meno a visionare/ascoltare un film nei tempi presumibilmente “morti”, ma sinceramente mi scoccia un pochettino sapere che una parte del mio stipendio finisce allo Stato per mantenere i dipendenti di una struttura sanitaria teoricamente ‘pagati’ solo per far ben altro genere di cose! Inoltre, mentre attendevamo il nostro turno, nonostante le porte fossero tutte chiuse, gli spifferi e le correnti d’aria all’interno della sala d’attesa principale erano talmente forti che stamattina ci siamo svegliati entrambi con una bella laringite .. Com’è possibile che in una struttura appena ristrutturata ci siano questi problemi di facile risoluzione?”
“Inoltre, come tutti sanno, per obblighi di riservatezza, l’accesso alle cure di P.S. deve avvenire utilizzando il numero assegnato senza mai pronunciare il cognome, nemmeno nel caso in cui si debbano chiamare eventuali parenti a cui dare informazioni. Eppure, l’altra sera i cognomi che volavano per la sala d’attesa ad alta voce erano tanti. Inoltre, sul foglio di assegnazione del numero di chiamata vi è pure scritto di “prendere visione dell’informativa sulla protezione e il trattamento dei dati personali esposta in sala d’attesa”, ma sinceramente non sono proprio riuscito a capire dove sia stata affissa questa informativa che, peraltro, deve essere posizionata in maniera ben visibile”.
“Mi domando, inoltre, se parte degli incassi di quella macchinetta “mangiasoldi” che distribuisce bicchieri vuoti, anziché squisitissime cioccolate calde o profumatissimi caffè roventi, vadano all’ospedale o siano incassati esclusivamente dalla società SDA che li gestisce (visto che la macchinetta non funziona, sul display, dovrebbe apparire il messaggio “fuori servizio” e, invece, compare la scritta “pronta”..sì! pronta a fregarti i soldi!) Ultima chicca, lo sportello automatico per il pagamento dei ticket che mette in mostra, in tutta la sua recente bellezza tecnologica, il seguente messaggio “non funziona né oggi, né domani, né mai”!”
“Ad ogni modo alle ore 3.30 circa, nella sala d’attesa eravamo ormai gli unici presenti, mia moglie veniva finalmente chiamata ed il problema veniva risolto. Di certo, si trattava di un caso in cui non si poteva fare a meno del pronto soccorso visto il dolore lancinante all’occhio come più volte riferito all’accettazione e, pertanto, il pagamento di euro 25 di ticket per il codice bianco lo riteniamo un vero e proprio imbroglio alla faccia di noi cittadini! Dal momento che siamo certi di non ottenere la restituzione di quei 25 Euro, ingiustamente percepiti, ci accontenteremo di trasmettere al Garante della Privacy tutte le prove che documentano le gravissime inosservanze in materia di privacy affinché l’autorità di vigilanza valuti le summenzionate prove e commini, eventualmente, la giusta sanzione al responsabile del trattamento dei dati dell’Ospedale San Paolo di Savona: un codice bianco che, probabilmente, costerà molto caro!”.
Mosca Marco