
Savona. Questa mattina l’assessore regionale alle Politiche Sociali, Lorena Rambaudi, insieme ad una delegazione di parlamentari e consiglieri, ha visitato il carcere Sant’Agostino di Savona. L’iniziativa era legata alla seconda edizione di “Ferragosto in Carcere”, promossa dalla Commissione Giustizia della Camera dei Deputati.
“Indubbiamente questo è l’anno più difficile per tutta la comunità penitenziaria – ha dichiarato Rambaudi -. Mai in passato i detenuti delle nostre carceri sono stati così tanti e il personale di ogni livello così ridotto nel suo organico”.
“Ciò ha comportato e comporta – ha proseguito l’assessore – che oggi, più che nel passato, il carcere sia sempre di più e spesso esclusivamente il luogo della pena che poco o niente ha a che vedere con quanto sancito dalla Costituzione Italiana secondo la quale le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”.
“Ho incontrato nelle scorse settimane – ha spiegato Rambaudi – i referenti della Conferenza regionale volontariato giustizia Liguria – per parlare delle pessime condizioni di vita all’interno delle carceri liguri. Condivido in pieno la loro posizione e la loro protesta”.
“E’ fondamentale, quindi – ha concluso -, creare una rete istituzionale tra Regione Liguria, Province e Comuni interessati alle case circondariali in modo che questo tema venga integrato con quello del welfare e dei servizi sociali. Per questo motivo come Regione Liguria già quest’anno sono stati stanziati 200 mila euro per dare avvio a progetti sperimentali a valenza regionale”.
Al termine della visita, la Rambaudi ha denunciato il sovraffollamento della struttura (75 detenuti ospitati contro una capienza di 45 e un massimo di 59): “Detenuti di cui molti sono in attesa di giudizio, alcuni dei quali con capi di imputazione che spesso non giustificano lunghi tempi di detenzioni come quelli attuali”.
L’assessore ligure alle Politiche Sociali, soffermandosi sulla struttura fatiscente, con spazi angusti, ha auspicato un rapido chiarimento con il Ministero di Grazia e Giustizia per individuare il sito e trovare i finanziamenti per la realizzazione del nuovo istituto di pena savonese che potrebbe trasferirsi a Cairo Montenotte, in Val Bormida.