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Economia

Un Comitato per il depuratore ingauno: lettera di Marco Bregoli

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Certe battaglie vanno combattute unendo le forze migliori dell’economia, della politica, della cultura, del volontariato e lasciando da parte logiche di partito, interessi privati, campanilismi e diatribe personali. La battaglia per la realizzazione del depuratore ingauno di Villanova, nei modi e nei tempi in cui è stato previsto, è una di queste.

Il depuratore di Villanova non è la migliore soluzione in assoluto, ma è sicuramente il miglior impianto possibile in questo momento e in questo contesto amministrativo. Probabilmente ha ragione chi sostiene che il ciclo delle acque dovrebbe essere completamente a gestione pubblica e faccio pubblica ammenda verso coloro che da anni si battono per questa ipotesi per lo scarso interesse dimostrato dall’amministrazione comunale di cui facevo parte. Adesso, però, siamo davanti a un tentativo di rapinare la Piana d’Albenga dell’acqua, il suo bene più prezioso, ed è necessaria una mobilitazione generale, pur mantenendo le reciproche differenze, per evitare questo scenario devastante per la nostra economia e il nostro ambiente.

All’inizio nutrivo grosse perplessità sul progetto di depurazione presentato dal consorzio ingauno. Nel mio mandato di consigliere delegato all’agricoltura del Comune di Albenga, mi sono battuto in prima persona per ottenere una modifica sostanziale e rivoluzionaria al depuratore, in modo da renderlo una struttura unica a livello nazionale. Grazie agli incontri e agli ultimatum posti alla maggioranza di centrosinistra, i progettisti inserirono nel bando di gara il riutilizzo delle acque depurate per scopi irrigui e per il reinserimento nella falda acquifera, continuamente intaccata dalla penetrazione del cuneo salino e dall’aumento della concentrazione dei nitrati in falda. Se il depuratore ingauno sarà completato secondo i parametri previsti, un sistema di tubi si dipanerà dall’impianto di Villanova e distribuirà l’acqua nella Piana di Albenga, la più importante area agricola della Liguria, sia per il rimpinguamento della falda che per l’utilizzo ad uso irriguo.

Giusto per dare un’idea dell’importanza dell’argomento, mi sembra opportuno ricordare che stiamo parlando di recuperare, secondo le stime fornite dai tecnici, circa 5 milioni e mezzo di metri cubi di acqua depurata all’anno, cifra che corrisponderebbe circa ad un sesto del consumo idrico del comprensorio ingauno. È inutile spiegare quanto sia vantaggioso recuperare tale perdita a vantaggio del nostro ambiente.

Adesso qualcuno pensa di togliere questa risorsa al nostro comune. Io personalmente farò di tutto per impedirlo, per difendere il lavoro svolto per ottenere queste importanti modifiche al progetto  e, di conseguenza, per tutelare e favorire le attività produttive del settore agricolo, che avrebbero vantaggi enormi da quest’opera, nonché per salvaguardare l’equilibrio idrogeologico della piana albenganese, la cui alterazione sarebbe permanente e non più recuperabile, con effetti devastanti per la popolazione per l’elevata riduzione della disponibilità dell’acqua potabile.

Purtroppo il riutilizzo delle acque depurate è stato una delle poche dimostrazioni di sensibilità della passata amministrazione nei confronti dell’agricoltura. Per questo motivo sono uscito dal Partito democratico e ho rifiutato la proposta di ricandidarmi alle ultime elezioni comunali, che mi era stata fatta dai principali dirigenti del partito. Non ho nessuna intenzione di rientrare nel Pd perché l’amministrazione Tabbò ha mostrato una distanza siderale dalle esigenze del mondo agricolo, come provato dalla cancellazione dal Piano urbanistico della piattaforma commerciale per le aziende di esportazione albenganesi e dal successivo maldestro tentativo di promuovere la costruzione di un gigantesco autoporto per trasformare Albenga in un maxi parcheggio di tir provenienti da mezza Europa, dalla continua corsa degli speculatori edili all’occupazione dei terreni agricoli, dai ritardi nell’iter per la realizzazione dell’acquedotto irriguo, dal menefreghismo sulle sorti e sui problemi delle aree rurali, dimenticate sotto il profilo viario, fognario e sociale.

Detto questo, se il Pd intende davvero aprirsi alla società civile sul tema della depurazione, come detto dal segretario provinciale Di Tullio, sono pronto a mettere la mia esperienza e il mio impegno nella creazione di un comitato per la salvaguardia del depuratore ingauno. Ma due regole dovranno essere ben chiare: nessun padrino e uguale rappresentanza per tutti coloro che vorranno aderire. Il mio appello è rivolto in prima battuta a tutti i residenti e i lavoratori dell’area tra Andora e Ceriale, entroterra compreso, che devono essere adeguatamente informati dei rischi provocati dalla soppressione dell’impianto, e poi, a cascata, agli amministratori locali, alle organizzazioni economiche, alle associazioni culturali e di volontariato, ai partiti, senza alcuna distinzione politica, perché la cancellazione del depuratore ingauno danneggerà anche gli elettori di centrodestra. Il Comitato potrebbe essere la sede per organizzare e coordinare iniziative di ogni genere a sostegno all’impianto di Villanova.

Marco Bregoli

Redazione
19 Luglio 2010 alle 12:24
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