
Savona. I lavoratori della Bitron di Savona sono ormai da un mese in sciopero per il rinnovo del loro contratto aziendale, con la richiesta di un aumento di 200 euro all’anno. Le trattative con l’azienda sono in una fase di stallo, e i sindacati di categoria denunciano da tempo un atteggiamento di totale chiusura da parte dei vertici aziendali.
“Negano il diritto ai lavoratori a contrattare il salario fisso con l’azienda, anche se questo rappresenta l’aumento della paga base di 8 centesimi di euro Le proposte attualmente avanzate dall’azienda sono state di un aumento di 100 euro oppure la soppressione del premio di produzione e la trasformazione in super minimo individuale non contrattabile in futuro, e non riconosciuto ai precari e futuro assunti creando una discriminazione inaccettabile” affermano i sindacati.
Per questo lavoratori e organizzazioni sindacali di categoria vogliono ricordare cos’è la realtà produttiva rappresentata dallo stabilimento Bitron. Ecco la scheda: “Lo stabilimento nasce nel 1984 in seguito alla chiusura dello stabilimento Fiat di Vado Ligure. In questi 26 anni ci siamo distinti sui mercati internazionali Aitomotive inizialmente come fornitori di sensori elettromeccanici, comandi d’indicatori carburanti, sistema lavacristalli, per poi differenziarsi sui pressostati per impianti di climatizzazione e olio motore, gruppi d’aspirazione per scooter e moto, pedali acceleratori per auto ,manopola acceleratore per moto.Come nostri clienti possiamo annoverare aziende come: Ferrari, Fiat, Renault, Opel, BMW, Mercedes, Volvo, Ford, PSA, Jaguar, Yamaha, Piaggio, Harley Davidson, Ducati, ed andiamo particolarmente orgogliosi di progettare, testare, produrre e spedire tutto dal nostro sito di Legino, quando si dice il Made in Italy o meglio il Made in Savona…”.
“Orgogliosi di dare, con i 265 lavoratori e in special modo con il loro alto apporto di professionalità, il massimo contributo per fare in modo che questa realtà persista nel tempo, ma senza dimenticare periodi duri come il 2009 in cui i lavoratori hanno subito con la crisi economica una notevole riduzione del salario con la cassa integrazione e stabilendo anche con sindacati ed azienda chiusure collettive e ferie obbligatorie. Inutile dire che questa realtà alimenti sul nostro territorio tutto quel sistema di economia locale”.