
Regione. “Se non verranno rifinanziati il fondo sociale nazionale ne’ quello per la non autosufficienza i comuni correranno il rischio di non riuscire piu’ a garantire i servizi sociali di base. Vuol dire meno asili nido e servizi per l’infanzia, meno comunita’ alloggio per i bambini che i tribunali dei minori tolgono alle famiglie, meno attivita’ pomeridiane per i ragazzini a rischio”. Così l’assessore regionale alle politiche sociali Lorena Rambaudi, presidente della competente Commissione della Conferenza Stato-Regioni, commenta l’approvazione del documento sottoscritto all’unanimità dalla Commissione Politiche Sociali che verrà inoltrato al Ministro Sacconi.
“Saranno a rischio – continua la Rambaudi – anche l’assistenza domiciliare per gli anziani, le attivita’ di trasporto per i disabili, i centri socio-educativi diurni e gli inserimenti lavorativi delle persone svantaggiate, le mense e i dormitori per i senza fissa dimora, le attivita’ di prevenzione e contrasto alle tossicodipendenze, i centri di accoglienza per i minori stranieri non accompagnati, i progetti formativi o ricreativi legati al carcere, gli sportelli immigrati e la mediazione culturale”.
Le richieste avanzate al Governo sono soprattutto “la definizione dei livelli essenziali delle prestazioni sociali e risorse triennali certe, per permettere – sottolinea l’assessore Rambaudi – la programmazione territoriale, a partire dal rifinanziamento del fondo sociale e del fondo per la non autosufficienza per una cifra almeno pari a quella del 2010”. E cioè 380 milioni di euro in quota alle regioni e alle province autonome per il primo e 400 milioni di euro per il secondo. “La preoccupazione maggiore è come si potranno definire i ‘fabbisogni e i costi standard’ delle prestazioni sociali richiesti dalla legge sul federalismo fiscale se non si dispone ancora dei livelli essenziali di tali prestazioni”, afferma l’assessore della Regione Liguria.
Per quanto riguarda poi il fondo per le politiche della famiglia il Governo ha tagliato le risorse a disposizione: oggi per le regioni sono a disposizione solamente 100 milioni di euro. Il Governo vuole assegnare l’80% di questo fondo alla prima infanzia ed il restante 20% per la sperimentazione del coefficiente famigliare in alcuni comuni. La Commissione Politiche Sociali in questo caso si è espressa negativamente. “Diamo i soldi alle Regioni – afferma la Rambaudi – e poi saranno le regioni stesse a stabilire come utilizzarli”.
Il Ministro ha preannunciato che a settembre verranno portati all’attenzione della Conferenza delle Regioni due suoi provvedimenti. Il primo riguarda il fondo di garanzia a favore delle giovani coppie che vogliono comprare casa ma che, a causa della loro tipologia di contratto, non possono fornire le garanzie necessarie per ottenere un mutuo. Si tratta di un piano triennale e a settembre verrà confermato il finanziamento relativo al terzo anno.
“Si tratta di un provvedimento positivo – dichiara l’assessore Rambaudi –, peccato però che la regia sia nazionale, cioè che le domande debbano essere presentate al Governo. Sarebbe decisamente meglio che il finanziamento a disposizione venisse diviso proporzionalmente tra le regioni e che poi le domande venissero presentate direttamente alle regioni, in modo che la regia sia regionale”.
Il secondo finanziamento, infine, riguarda l’APQ sulle politiche giovanili.
Si tratta di un nuovo piano triennale, anche se purtroppo le risorse sono ridotte rispetto al passato piano triennale. I temi alla base di questa APQ sono tre: l’occupazione, gli ostelli della gioventù ed i talenti. Gli assessori regionali che hanno partecipato all’incontro hanno condiviso i temi dell’APQ ma hanno anche espresso grave preoccupazione per il cofinanziamento necessario (45%, 55%) e quindi hanno chiesto al Ministro la disponibilità a valutare forme di compartecipazione sia per le risorse finanziarie che per quelle umane.
La Commissione presieduta dall’assessore Rambaudi ha quindi presentato in cinque punti la proposta di un Patto per le politiche sociali: un sistema organico di benefici sociali in termini di diritti di cittadinanza e sociosanitari, attraverso livelli essenziali uniformi; il Fondo per la non autosufficienza; le risorse finanziarie messe in campo con il Patto, per consentire un’adeguata programmazione regionale e locale; misure innovative, appropriate e fruibili solo dagli effettivi aventi diritto; presa in considerazione, in questo momento di estreme limitazioni di disponibilità finanziaria, della possibilità di escludere (anche temporaneamente) le Politiche Sociali dal Patto di stabilità, come avvenuto in precedenza (2004/2006).