
Liguria. Pessima performance della Liguria sulle emissioni inquinanti industriali. A dirlo il dossier annuale di Legambiente che critica anche la nuova direttiva europea sulle emissioni inquinanti molto permissiva per l’Italia. L’Italiana Coke di Cairo Montenotte si conferma il primo impianto in Italia per emissione di benzene, mentre le tre centrali termoelettriche (Genova, La Spezia e Vado Ligure) restano nella parte alta della classifica degli impianti che emettono più sostanze inquinanti. Legambiente chiede che la Liguria modifiche un modello energetico basato sulle fonti fossili ed il carbone.
“Nonostante la nuova direttiva limiti in parte le possibilità di deroga, gli impianti industriali e le centrali a carbone che finora hanno potuto inquinare senza adeguarsi alle BAT potranno continuare a farlo per almeno un altro decennio, mentre i cittadini italiani dovranno continuare a pagare i costi ambientali e sanitari provocati dall’attività inquinante di questi impianti – ha dichiarato Stefano Ciafani, responsabile scientifico nazionale di Legambiente -. Nella nuova direttiva, inoltre, i criteri di applicazione delle BAT continuano a mantenere la forma di ‘linee guida’ e non di criteri legalmente vincolanti, lasciando spazio a possibili abusi da parte degli Stati membri e rendendo più difficile la funzione di controllo della Commissione”.
In Liguria saranno oggetto di questa direttiva importanti impianti produttivi come la Italiana Coke di Bragno a Cairo Montenotte e le centrali termoelettriche a carbone di Genova e La Spezia (Enel) e Vado Ligure (Tirreno Power).
Nel dossier nazionale di Legambiente sulle emissioni industriali presentato la Liguria fornisce una performance purtroppo negativa, sia in termini di emissioni clima alteranti come la CO2 che per le altre tipologie, che sono dannose per la salute dei cittadini e per l’ambiente. In particolare l’impianto dell’Italiana Coke di Bragno è risultato primo in Italia nelle emissioni di benzene con 16,6 t/a emesse in aria. Non se la cavano meglio le centrali termoelettriche liguri: nella classifica stilata da Legambiente la Centrale Enel di Genova sotto la Lanterna è 7a su 101 ( questo è il numero di centrali termoelettriche e altri impianti industriali che hanno dichiarato le emissioni di Ossidi di Zolfo) con 8280 t/a mentre è 11a (su 287 industrie che hanno dichiarato le emissioni di Ossidi Azoto) con 3560 t/a.
Bassa performance anche per la centrale termoelettrica di Vado Ligure che si piazza al tredicesimo posto per gli SOx con 4960 t/a e al quindicesimo per gli NOx con 3030 t/a.
“Di fronte a questi dati è del tutto evidente che la Liguria deve uscire dalla produzione energetica e dalle fonti di emissioni industriali basate sui combustibili fossili e puntare sulle rinnovabili. E’ un impegno che chiediamo venga preso davvero sul serio dalla Regione, e su questo chiamiamo direttamente in causa il presidente Claudio Burlando” ha commentato ancora Stefano Sarti, presidente regionale di Legambiente.
“Chiudere la centrale Enel di Genova, opporsi all’ampliamento della centrale di Vado Ligure, e più in generale chiudere con la produzione a carbone nelle tre centrali termoelettriche – dove dovrà essere usato come combustibile di transizione il metano – in favore di risparmio efficienza e fonti rinnovabili questo dovrà essere l’impegno concreto di Regione, Province e Comuni. Chiediamo anche un impegno concreto per risolvere la questione dell’Italian Coke di Bragno che, come dicono i dati nazionali, è molto grave per quel territorio, impegno che deve essere pressante anche e soprattutto per il Comune cairese” ha concluso il responsabile di Legambiente Liguria.