
Liguria. “Non è ancora tempo di disarmare la mobilitazione, anzi questa è la fase in cui l’attenzione dovrà essere più alta perché gli interrogativi aperti sono ancora molti e gli specchietti per le allodole molto diffusi”. E’ quanto afferma in una nota l’Associazione Ligure dei Giornalisti a proposito del Ddl Alfano e delle intercettazioni.
L’Associazione ligure sottolinea come fossero “fondate le proteste e il no al bavaglio espresso dai giornalisti italiani e da decine di associazioni, movimenti e da larga parte dell’opinione pubblica se qualcosa (forse) sta cambiando”.
“L’udienza filtro in cui determinare gli atti pubblicabili nel rispetto della riservatezza – spiega -, ma non come ipocrita paravento dietro al quale occultare e censurare l’informazione, é un primo passo importante ma le correzioni proposte non risolvono ancora i problemi del ‘bavaglio’. Non sono determinati i tempi entro i quali l’udienza-filtro deve svolgersi: il rischio è che si modifichi solo il sistema del bavaglio che permarrebbe per mesi o anni”.
L’Associazione Giornalisti si interroga anche su una serie di problemi: innanzitutto quali sono i parametri entro i quali sarà stabilita la pubblicabilità degli atti e afferma che “non è accettabile che sia rimasto il vincolo del riassunto degli atti come unica forma pubblicabile”. La ‘Ligure’ sottolinea che alcuni “non secondari punti interrogativi minano l’autonomia professionale perché è il giornalista a scegliere cosa e come, nel caso, sintetizzare, dopo che il rischio di intrusioni nei fatti privati non attinenti alle indagini è stato risolto alla radice”.
“Non tiri un sospiro di sollievo chi ha storto il naso di fronte alle iniziative della Fnsi e delle associazioni regionali di stampa, i colleghi non si illudano che tutto è a posto. Anzi, il rischio è che la politica venda solo un illusorio specchietto per le allodole” conclude la nota.