
Sette infortuni sul lavoro in dodici giorni. Se sia un record o meno non si sa, quel che è certo è che si tratta di numeri che mettono in allerta gli “addetti ai lavori” e le autorità.
Proprio ieri si è riunita, sotto la presidenza del prefetto Claudio Sammartino, la Conferenza Permanente della Pubblica Amministrazione per esaminare la situazione in merito alla sicurezza dei luoghi di lavoro. Un’occasione per ribadire la necessità di adottare misure per scongiurare il susseguirsi di episodi simili nei nostri cantieri e nelle nostre aziende. Lo stesso è accaduto il 14 giugno scorso, con un vertice organizzato in Procura a cui hanno partecipato rappresentanti dell’Asl 2 Savonese.
Un incontro che era programmato da tempo, visto che la Procura sta cercando di aumentare in collaborazione con lo PSAL l’attenzione in tema di sicurezza sul lavoro, ma che è stato convocato visti anche i recenti episodi. Primo tra tutti un incidente accaduto pochi giorni prima (il 12 giugno) al cantiere del centro commerciale “Le Terrazze” di Vado Ligure dove un operaio era precipitato da un’altezza di tre metri, fratturandosi una gamba. Mica era la prima volta: il 20 maggio, sempre a “Le Terrazze”, stessa sorte era infatti toccata a due operai caduti dall’impalcatura su cui stavano lavorando e che si è praticamente sbriciolata sotto i loro piedi. In quel caso, fu aperto un fascicolo per “disastro colposo”.
L’elenco degli infortuni può continuare, occupando gran parte dei giorni di questo giugno 2010. Ad appena quattro giorni dall’infortunio di Vado, il 16 giugno l’sos arriva da Osiglia: qui, un operaio impegnato nelle operazioni di taglio di un albero, viene colpito da un tronco liberatosi dall’imbracatura della gru che lo sosteneva. Se la caverà con un trauma toracico addominale. Il giorno dopo, 17 giugno, un incidente si verifica invece in un cantiere del Campus Universitario di Savona, con un operaio colpito da meteriali edili precipitati da una gru; quattro giorni dopo, la “spirale degli infortuni” si abbatte su Alassio, in viale Hambury, con un lavoratore che si è ferito mentre svolgeva lavori di ristrutturazione in un magazzino; fino ad arrivare a ieri, 23 giugno, con un operaio che, a Celle Ligure, finisce in una scarpata, forse a causa di una manovra sbagliata mentre era alla guida di una ruspa e con un lavoratore che, impegnato nel cantiere del raddoppio ferroviario tra Andora e San Lorenzo al Mare, viene travolto dalla cabina di un quadro elettrico che si è staccata dal soffitto di un capannone.
Un elenco che, fortunatamente, riguarda infortuni che non hanno avuto conseguenze “irrimediabili” per le persone coinvolte ma che colpiscono per la loro “continuità” e frequenza. In questi casi spesso ci si chiede di chi sia la colpa e quali siano i modi per evitare che, una persona che esce di casa per andare a lavorare, non pensi di rischiare la vita. Sul primo punto si sono espressi anche i lettori di IVG.it che, davanti alla domanda “Sicurezza sul lavoro, di chi è la colpa?”, hanno diviso le responsabilità fra datore di lavoro (per il 43%) e i lavoratori distratti (42%). Solo per il 15% è colpa di una normativa lacunosa.