“Numerose sono state in Italia, negli ultimi tempi, le manifestazioni che esprimono il desiderio degli italiani di fare luce su questi orrendi crimini, di tutelare i propri cari, crimini che si scopre siano accaduti in tutto il mondo”.
“Le accuse più forti riguardano la Chiesa cattolica, perché fino ad ora ha affrontato il problema. Per anni, spostando di parrocchia in parrocchia il pedofilo, permettendogli di continuare a colpire, negando l’esistenza del problema, cercando di soffocare lo scandalo, organizzando campagne di sostegno ai sacerdoti accusati, ha fatto il gioco dei carnefici e non delle vittime. Più volte il Santo Padre ha espresso verbalmente la volontà di fare luce su queste atrocità. Ma allora perché nessuno collabora? Perché fino ad ora nessun prete è stato mai denunciato alla magistratura dai vescovi e da altri sacerdoti? Perché le diocesi non aprono gli archivi e mettono a disposizione dell’opinione pubblica e dei magistrati i casi di abusi sessuali di cui sono a conoscenza? Perché non vediamo i vertici ecclesiastici recarsi dai magistrati a raccontare ciò che sanno dei crimini sessuali commessi nelle loro diocesi da parte di ecclesiastici?”.
“Mentre nella vicina diocesi di Albenga i sacerdoti della diocesi organizzano fiaccolate e campagne di sostegno per un sacerdote in carcere, che nelle prossime settimane sosterrà un processo per pedofilia, (calpestando nuovamente la vittima e l’intera famiglia, per loro nessun diritto, nessun rispetto, due pesi due misure) nella nostra diocesi di Savona è caduta una cappa di silenzio. Perché in casi come quello di Savona la Diocesi non prende una posizione seria e riparatrice? Eppure è ben al corrente dei fatti, non può contravvenire alle raccomandazioni del santo Padre ed evitare di assumersi le responsabilità. Se lo stesso vescovo ha dichiarato che è in corso il procedimento ecclesiastico per ridurre il sacerdote allo stato laicale vuol dire che ha dei seri elementi per investigare. Perché i vertici ecclesiastici non raccontano ai magistrati ciò di cui sono conoscenza?”.
“Negli scorsi giorni, ho più volte chiesto di essere ricevuto in Curia, le risposte inconcludenti. Non ho pubblicizzato la mia richiesta proprio per fare in modo di agevolare eventuali imbarazzi da parte delle autorità ecclesiastiche. Credevo di essermi rivolto nel posto giusto, ma senza alcun risultato, come tutte le altre volte. E invece da quella autorità da cui credevo di poter ottenere giustizia ricevo in cambio il silenzio. Il Vescovo dichiara di volere fare luce sul caso e minaccia querele nei miei confronti, quasi fossimo noi, le vittime, ad aver sbagliato, denunciando!”.
“Ho scritto nelle scorse settimane alle più alte cariche ecclesiastiche, anche a Benedetto XVI, ma neppure da loro per ora alcuna risposta. Benedetto XVI ha espresso più volte il desiderio di voler fare luce su questi crimini e di voler incontrare le vittime, opinione poco condivisa, almeno dalla nostra Diocesi. Chiederò nei prossimi giorni udienza al Santo Padre ma vorrei prima chiarire con le autorità ecclesiastiche romane la gravissima situazione di omertà che subiamo nel savonese. Fornirò un dossier che potranno verificare con facilità, i nomi delle persone informate sui fatti e chiederò sostegno pratico per alcune vittime del savonese che sono in una grave situazione psicofisica, per le quali fungerò da portavoce”.
Francesco Zanardi.