
Liguria. “Ne sappiamo molto poco come spesso avviene in questi casi”. Non si sbilancia, per ora, il presidente della Regione Liguria Claudio Burlando sulla vicenda che ha coinvolto i vertici dell’ Arpal. Burlando attende di conoscere meglio la vicenda per decidere eventuali azioni nei confronti dei responsabili: “E’ chiaro che se emergessero cose anche al di là della verità processuale, che come si sa è molto lunga, allora la Regione dovrebbe intervenire per garanzia e autotutela. Nel caso anche procedendo a sospensioni o rimozioni”.
Il presidente ha spiegato di avere già “incaricato il direttore generale dell’assessorato all’ambiente, la dottoressa Minervini, e il segretario generale della Regione, dottor Murgia, di fare gli approfondimenti necessari per capire se dobbiamo prendere delle iniziative o meno”. “Siamo in una fase, secondo quanto leggiamo sui giornali, molto preliminare, di acquisizione di documenti” ha detto ancora Burlando.
“Ora però, francamente, non abbiamo nessun elemento. Ci prendiamo qualche giorno”. Burlando ha ricordato la recente inchiesta sui fondi europei che aveva coinvolto un assessore e due consiglieri regionali. “Era seguita tra l’altro dalla stessa pm – ha detto il presidente -. In quel caso noi sospendemmo subito l’operatività del bando finito sotto accusa. Ma allora si capiva un po’ meglio la situazione, anche se devo dire che da allora a oggi non abbiamo capito di più”.
“Le indagini – ha concluso il presidente – devono però essere guardate sempre con molta attenzione e molto rispetto. Se eliminano o prevengono comportamenti non corretti vanno viste anche con gratitudine”. Anche Legambiente Liguria intanto è intervenuta sull’argomento: “Diamo piena fiducia alla magistratura – dichiara Stefano Sarti, Presidente di Legambiente Liguria ONLUS –. Se le accuse fossero confermate si tratterebbe di una situazione estremamente grave”.
“Confidiamo che la magistratura possa operare celermente per fare chiarezza su questa vicenda. È inconcepibile che su un organismo pubblico che si occupa dei controlli della qualità chimica dei siti da bonificare possa essere adombrato un sospetto quale come quello ventilato dall’indagine in corso” conclude Sarti.