In risposta alla lettere aperta e firmata “Sanità, elogi per il personale dell’ospedale San Giuseppe di Cairo”. Il personale infermieristico del Pronto Soccorso dell’ospedale di San Giuseppe di Cairo Montenotte, è sempre lieto di leggere lettere di elogio indirizzate a chiunque dei medici che prestano servizio insieme a loro presso tale pronto soccorso.
La lettera sopraccitata è una lettera “aperta e firmata” in quanto la signora che l’ha scritta e spedita a questo giornale ha preferito tenere l’anonimato nel scrivere tale elogio. Viene da sé che questa lettera è una lettera anonima e finché una lettera anonima è un’elogio può rimanere anonima senza creare problemi; se una lettera anonima, però, esprime parere negativo verso un’altra persona, senza dare la possibilità a quella persona di poter dire la sua, assume i toni di una lettera al limite di essere considerata una lettera di calunnia ai danni di quella persona.
Purtroppo viviamo e respiriamo una situazione italiana che è chiaramente allo sbando. Tutti possono buttare fango sugli altri per farsi belli, per vivere un solo e triste giorno di gloria. Ma la gloria, il rispetto degli altri non li si compra, non si ottengono in un giorno ma ce li si guadagna sul campo. Noi siamo dei professionisti e tra noi ci sono infermieri che potrebbero e avrebbero da insegnare molto ai giovani medici appena arrivati, proprio perché, dopo tanti anni di servizio passati vicino ai pazienti, hanno maturato una grande esperienza che a volte si basa sul colpo d’occhio e su quella parola che con il paziente spendono di più e che molto spesso fa la differenza.
C’è una cosa che contraddistingue il professionista vero da quello che ha in mano una professione: il professionista vero prima di essere un professionista è un uomo e un uomo per essere chiamato uomo ha bisogno di avere nelle mani e nel suo cuore quella che si chiama “civiltà”. Accusare gli altri senza guardarli in faccia e scrivendo cattiverie e menzogne su un foglio e spedire lo stesso foglio ad un giornale non è essere uomini, non è avere il senso civico. Per cui ci rivolgiamo a questa signora sperando che legga questa nostra lettera di risposta, chiedendole di venirci a spiegare i motivi che l’hanno spinta a scrivere ciò che ha scritto su i due colleghi che erano in turno.
Tutti possiamo sbagliare e sbagliare è umano. Sbagliando, però, si impara e cercare sempre di capire i nostri errori è un modo per migliorarci e crescere come persone e professionisti. Apprendere di aver sbagliato e riconoscerlo è la prima tappa per chiedere scusa a chi abbiamo recato danno. Questo vale per tutti. Vorremmo capire meglio cosa sia successo quella notte, è un nostro diritto conoscere la verità. Anche perché la lettera in alcuni punti si contraddice.
Teniamo a sottolineare che non esiste nessun reparto ospedaliero al mondo dove durante le ore notturne gli infermieri e i medici possono mettersi il pigiama e spegnere la lampada sul comodino. Se la notte è tranquilla l’infermiere come il medico, il quale è l’unico che può e si chiude nel suo studio, si riposano, ma nessun infermiere e medico ha l’illusione di svolgere un turno notturno dormendo come se fosse a casa propria.
Se fosse così tutti gli infermieri e i medici vorrebbero fare il turno di notte visto che è quello che remunerano di più. E ci teniamo a far presente che gli infermieri a differenza dei medici non hanno da guardare solo i pazienti ma devono occuparsi anche di faccende burocratiche, controllare la farmacia, mettere in ordine e rifornire banconi e carrelli, controllare i monitor ecc.
Consci e fiduciosi di una risposta o di un contatto da parte di questa paziente teniamo a dire che credenti o non credenti arriverà per tutti il giudizio finale. E su questo cara signora e cari lettori possiamo affermare che, per come abbiamo sempre svolto il nostro lavoro in tutti questi nostri anni, quel giudizio lo attendiamo senza nessun timore.
Con rispetto e fiduciosa attesa porgiamo i nostri distinti saluti
Gli Infermieri del Pronto Soccorso dell’ospedale San Giuseppe di Cairo Montenotte”