
[thumb:11555:l]Italia a rischio sismico: sono oltre 21.500 le scuole e gli ospedali costruiti in zone pericolose, pari rispettivamente al 46% e al 41%, mentre i fattori idrogeolocici riguarderebbero oltre 3 mila e 500 strutture. Sono questi i dati resi noti nel Rapporto sui settori scolastico ed ospedaliero italiano realizzato dal Cresme, il Centro ricerche economiche sociali di mercato per l’edilizia e il territorio.
“Il nostro Paese è soggetto a terremoti che sono spesso meno gravi di quelli che colpiscono il Giappone ma da noi le vittime e i danni sono spesso maggiori. Chiediamoci perchè e agiamo per prevenire” hanno sottolineato gli esperti, commentando poi: “Piangere i morti è atto di pietà, ma non previene i disastri: bisogna prevedere e provvedere in tempo. In un Paese con alta instabilità fisica del territorio è un dovere del settore pubblico ma anche di quello privato”.
Non dissimile le dichiarazioni di Lorenzo Bellicini, del Cresme, secondo il quale “un’azione di conoscenza e verifica degli edifici destinati alle funzioni scolastiche e ospedaliere, che misuri le condizioni strutturali in relazione al rischio sismico e a quello idrogeologico, è il presupposto per un piano di interventi preventivi in grado di ridurre i rischi e incentivare l’economia del paese”.
La pericolosità degli eventi sismici o idrogeologici è inoltre amplificata, come purtroppo emerso anche di recente, dall’elevata vulnerabilità del patrimonio edilizio italiano: il 60% degli edifici è stato costruito prima del 1971 e la normativa antisismica è entrata in vigore nel 1974. Secondo il rapporto l’anzianità degli edifici non necessariamente implica un cattivo stato di conservazione delle strutture, ma è sicuramente indicativa della tecnica costruttiva e del non utilizzo di tecnologie adeguate. Anche gli edifici costruiti successivamente al 1974, poi, potrebbero non essere conformi alla legge oggi vigente, poiché la mappa della pericolosità del territorio è stata modificata più volte negli anni.
Dal punto di vista finanziario, infine, lo studio evidenzia i costi degli eventi sismici, delle frane e delle alluvioni dell’ultimo quarantennio: la Protezione civile valuta in oltre 100 miliardi di euro il costo cumulato dei terremoti. Ingenti anche le spese di ricostruzione dovute al dissesto idrogeologico, mentre le stime del Ministero dell’Ambiente per gli investimenti necessari per la messa in sicurezza dell’intero territorio nazionale superano i 33 miliardi di euro.