
[thumb:9672:l]Cairo Montenotte. “Nutro dei dubbi sul fatto che il piano industriale sul fotovoltaico possa davvero trasformare il sito di Ferrania nel polo del settore per il Nord Ovest”. E’ l’opinione di Fulvio Berruti della Filcem Cgil, che proietta un quadro poco invitante dal punto di vista occupazionale: “Così come ci è stato presentato, il progetto del fotovoltaico potrebbe occupare una trentina di persone. Ben poco direi”.
Le pellicole fotosensibili di nuova generazione, che in un prossimo futuro potranno essere applicate sulle superfici degli edifici per produrre energia solare, dovrebbero essere al centro di quella che sarà la linea di produzione e di ricerca dello stabilimento valbormidese. “Per ora è tutto sulla carta e nelle idee” afferma Berruti.
Dopo la cassa integrazione in deroga per tutti i dipendenti e nonostante siano state trovate le risorse per i cantieri scuola-lavoro (con la promessa da parte delle istituzioni di nuovi ammortizzatori sociali per il 2010), le preoccupazioni dei lavoratori sono sempre le stesse. “Abbiamo visto sfilare azionisti e lo scorso agosto sparire Gavio e Malacalza – dice Fulvio Berruti – Abbiamo visto sfumare l’ipotesi del laminatoio. Certo che è difficile essere fiduciosi sul rilancio economico-occupazionale che tarda sempre ad arrivare, anche quando si parla di investimenti sul fotovoltaico”.
Aggiunge l’esponente della Filcem Cgil: “Su 500 mila metri quadri disponibili per l’industria, soltanto il 15% sarà infrastrutturato per la produzione. Vorremmo capire come mai resta fuori dai piani il restante 85% delle aree di Ferrania, nonostante non vi sia più contenzioso giuridico con i commissari straordinari e i terreni siano ora tutti sotto la disponibilità di Ferrania Technologies”. “Che Ferrania diventi un parco tecnologico è un auspicio e, in teoria, un progetto serio e fondamentale – conclude – ma sulla realizzazione riservo dei dubbi”.