
[thumb:1687:l]Liguria. E’ stato approvato oggi dalla giunta regionale il disegno di legge sul piano casa per il rilancio dell’attività edilizia e la riqualificazione del patrimonio urbanistico, sulla base dell’intesa stipulata da Governo, Regioni ed Enti locali il 1° aprile scorso. La legge, presentata questa mattina dal presidente della Regione Liguria, Claudio Burlando, e dall’assessore regionale alla Pianificazione territoriale, Carlo Ruggeri, prevede tre ambiti di intervento, ovvero la possibilità di ampliamento degli stabili di cubatura non superiore a mille metri cubi, incentivi per interventi antisismici, di risparmio energetico e per l’uso dell’ardesia e, infine, la facoltà di demolire e ricostruire gli edifici per le strutture giudicate “incongrue” dal Comune.
La prima fattispecie si rivolge in particolare agli edifici di volumetria non superiore a 200 metri cubi, entro il limite del 30%, per edifici compresi tra 200 e 500 metri cubi per la parte eccedente la soglia dei 200 metri, entro il limite del 20%, per edifici compresi tra i 500 e i 1.000 metri cubi per la parte eccedente i 500 metri cubi entro il limite del 10%. La Liguria ha introdotto possibilità di ampliamento anche per gli edifici destinati ad uso assistenziale ed educativo, dove operano strutture socio-sanitarie. Restano esclusi dall’aumento di volumetria gli edifici abusivi e le case condonate, in aree inondabili e a rischio frana individuate dai piani di bacino, i centri storici, le aree demaniali, gli edifici di pregio e vincolati come beni culturali. Ulteriori limiti sono previsti nei comuni costieri e per gli edifici all’interno del Parco nazionale delle Cinque Terre e del Parco di Portofino.
Nel secondo caso stabilito dal testo, rispetto agli ampliamenti sopra citati sono previsti un ulteriore 10% in caso di adeguamento antisismico dell’intero stabile, oggetto dell’ampliamento e di miglioramento dell’efficienza energetica, un ulteriore 5% in caso di interventi che migliorano la qualità architettonica, attraverso l’utilizzo di materiali locali, e un altro 5% in più in caso copertura dell’intero edificio con materiali locali tradizionali, come l’ardesia, che dovrà essere attestato dal progettista.
Infine la proposta vuole favorire infatti la sostituzione e la ricollocazione di quegli immobili che rappresentano un pericolo per la pubblica e privata incolumità, a causa di una posizione non idonea, di rischio idrico e idrogeologico e per degrado. La ricostruzione sarà possibile con un aumento della volumetria fino al 35% a patto di migliorarne la qualità architettonica, l’efficienza energetica e adeguare lo stabile alle norme sismiche introdotte il 30 giugno scorso. Le costruzioni dovranno seguire le normative comunali in materia di distanze e altezze minime. La ricostruzione deve avvenire nello stesso luogo e, nei casi in cui la localizzazione risultasse inidonea, l’immobile potrà essere rilocalizzato, previa approvazione del Comune attraverso la conferenza dei servizi.
“Rispetto al quadro iniziale individuato dal Governo – ha spiegato l’assessore regionale all’Urbanistica, Carlo Ruggeri – abbiamo introdotto dei correttivi legati a principi di equità per coloro che vivono in abitazioni piccole, al miglioramento della qualità edilizia e al risparmio energetico per favorire occasioni di riqualificazione sul territorio”. “Si tratta – ha continuato Ruggeri – di interventi piccoli e medi che aiuteranno sia le famiglie che hanno bisogno di una camera in più che l’attività edilizia degli artigiani”.
Per l’avvio della procedura è prevista la presentazione della dichiarazione di inizio attività, per la quale si avrà tempo 24 mesi dall’approvazione della legge in consiglio regionale.