
[thumb:13293:l]Le donne del pubblico impiego saranno equiparate agli uomini nel 2018 per quanto riguarda l’età pensionabile di vecchiaia. E, in particolare, a partire già dal 2010 inizierà l’aumento dell’età pensionabile di vecchiaia di un anno ogni due anni.
Questo il contenuto dell’emendamento al decreto anti-crisi. La conferma ufficiale arriva dal ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, che, a margine di una audizione a Palazzo San Macuto, assicura ai cronisti che l’esecutivo “lo sta per presentare”.
In sostanza a partire dal 2010 le donne del pubblico impiego andranno in pensione a 61 anni e nel 2018 si raggiungerà l’equiparazione dell’età pensionabile di vecchiaia con gli uomini. Il ministro ha infatti ribadito che già dal 2015 l’età pensionabile sarà legata all’aspettativa di vita.
Nessuno sbilanciamento, però, sullo strumento legislativo che conterrà la novità. Su tempi e modi, si limita a dire: “Stiamo ancora valutando una forma di stabilizzazione del sistema previdenziale in relazione all’incremento dell’aspettativa di vita; stiamo cioè pensando di rafforzare lo strumento che c’è già e che riguarda l’entità delle prestazioni, e cioè i coefficienti di trasformazione aggiungendo anche una forma moderata e graduale analoga ad una finestra” che in sostanza slitta in avanti in relazione all’aspettativa di vita. “Non è un piano – chiarisce – ma una sorta di piccola finestra mobile sostanzialmente impercettibile per le persone e a valere dal 2015”.