
[thumb:13024:l]Savona. Giovanni Lunardon resta il segretario del Partito Democratico savonese, ma i circoli e il ponente chiedono di essere ascoltati e di contare di più nelle gerarchie del partito. E’ questo, in estrema sintesi, il discorso politico emerso durante la riunione della direzione provinciale del Pd, svoltasi ieri sera alla SMS Milleluci e aperta dallo stesso Lunardon con un invito al confronto libero e aperto tra tutti gli intervenuti. All’incontro erano presenti i principali amministratori cittadini e la dirigenza al gran completo del Pd. Ha partecipato anche il deputato Massimo Zunino, rientrato appositamente da Roma.
“Il dialogo deve essere aperto e sincero; per questo abbiamo deciso di mettere in discussione anche il nostro mandato” con queste parole è iniziata l’analisi del segretario Lunardon, che poi si è profuso nella descrizione del quadro politico scaturito dalle elezioni provinciali.
“Quando si perde su tutto il territorio nazionale, si evidenzia un problema politico – ha sottolineato Lunardon – Il punto è che l’identità del PdD è debole ed il progetto è offuscato. Si è spento dopo la sconfitta alle politiche del 2008. A livello locale l’arretramento avviene su tutto il territorio savonese, a prescidere dai candidati, e anche nelle zone storicamente a favore del centrosinistra”.
Il segretario ha evidenziato come la forza del Pdl sia nella capacità di “creare alleanze sociali nel ponente, ma anche nel levante savonese, dove è lampante un caso su tutti: quello della Confcommercio, associazione che non aveva mai fatto una scelta così netta”. “Quel mondo che era vicino a noi è passato dall’altra parte – ha rimarcato – La sconfitta a Varazze è un chiaro esempio in cui gli alleati storici sono passati all’altro versante. Per questo dobbiamo ricostruire un progetto con la società per recuperare dove siamo più deboli”.
Dopo il segretario, ha preso la parola il primo cittadino savonese, Federico Berruti: “Perdiamo insediamenti tradizionali e non riusciamo a conquistarne di nuovi. La nostra è una difficoltà culturale. Dietro il fenomeno Berlusconi c’è un processo di revisione ideologica che riguarda tutta l’area del centrodestra e che intercetta anche voti del centrosinistra”. Il sindaco di Savona ha parlato del problema della convivenza sociale dovuto all’aumento dell’immigrazione ed è stato netto: “Rispondiamo a una domanda con una risposta che non c’entra nulla”.
Il Pd savonese ha perso in una roccaforte storica come quella di Vado Ligure, città interessata dal progetto di un’opera impattante quale la piattaforma Maersk. Federico Berruti, alla guida di un’amministrazione che ha a che fare con progetti discussi, come quello relativo al porticciolo della Margonara, ha lanciato una riflessione: “Il problema non è sviluppo contro immobilismo, ma quale sviluppo. Certi investimenti non piacciono alla nostra società, e i lavori che ne nascono non interessano alla popolazione”.
Emanuela Guerra, la ventenne albenganese che l’anno scorso parlò in Piazza Sisto all’apertura del comizio di Veltroni, ha ribadito la richiesta di attenzione che viene dal ponente savonese. “Abbiamo fatto le primarie a dicembre ed abbiamo iniziato la campagna elettorale ad aprile – ha detto apertamente – Vaccarezza è andato dove era più debole, Boffa no. Abbiamo cercato alleanze a destra e sinistra e non ne abbiamo chiusa una. Dobbiamo ripartire con umiltà per dare risposte vere alla gente”.
La ciritica più severa sulle scelte del partito arriva da un altro ponentino, il consigliere regionale Nino Miceli: “Boffa ha sudato e combattuto, ma proveniva dalla zona sbagliata della provincia. La storia ci insegna che, con l’attuale sistema elettorale, ha sempre vinto un uomo di ponente. Nel ponente vive il 50% della popolazione. Non si possono ignorare i numeri”. Quanto alle relazioni con porzioni del territorio, Miceli ha fatto rilevare: “Si costruiscono in anni, non nei due mesi della campagna elettorale”.[image:11843:r]
Andrea Bruzzone ha letto un documento firmato da 23 coordinatori dei circoli del Pd. Al termine dell’esposizione, ha chiesto la votazione di un ordine del giorno (passato con un solo voto contrario) che impegna il segretario ad “impostare una nuova linea politica con nuovi e migliori assetti dirigenziali che ascoltino la voce della base”.
Tra le voci ponentine, anche il vicesindaco albenganese, Franco Vazio: “Come si poteva chiedere il voto quando molte delle amministrazioni cittadine del ponente sono state delegittimate e contrastate dalla passata amministrazione provinciale?”.
Toccherà all’assemblea provinciale ratificare la decisione del direttivo. Considerato il fatto che in questi giorni si è profilato uno scontro interno “senatori contro quarantenni”, per il Partito Democratico savonese la sfida è duplice: cogliere le istanze di rinnovamento provenienti dai giovani del partito e dare risposte al ponente che intende contare di più.