
[thumb:12900:l]Provincia. “Rispetto al primo turno, ho registrato una rimonta oggettiva che mi ha fatto recuperare il divario. Un divario che, comunque, non era facile colmare. Sono contento e soddisfatto di aver condotto ben una campagna elettorale sul programma e sui temi, non sulle polemiche”. Michele Boffa, candidato presidente del centro sinistra per Palazzo Nervi, si è fermato al 47,87% ma, al ballottaggio, ha ridotto di ben di oltre 14 mila voti il distacco numerico che lo separava da Angelo Vaccarezza, vincitore con il 52,12%.
Boffa, 58 anni, insegnante di matematica, entra in politica nel 1985 sotto le insegne della Democrazia cristiana, diventando consigliere comunale di Millesimo, centro di cui sarà anche sindaco dal 1990 al 2004. Assessore provinciale tra il 2004 ed il 2005 con delega a cultura, turismo, sport, caccia, pesca, piccoli Comuni, sviluppo locale, agricoltura e commercio, abbandona il suo incarico a Palazzo Nervi per entrare in consiglio regionale dove, nel 2008, diventa capogruppo del neonato Partito Democratico. Dopo la sfiducia a Marco Bertolotto il Pd lo sceglie, attraverso le primare, come proprio candidato per la carica di presidente della Provincia.
“La vittoria di Vaccarezza era nelle previsioni” ha commentato Boffa quando mancava ormai poco allo scrutinio definitivo. La sfida ora, evidenzia il consigliere regionale del Pd che sarà tra i banchi dell’opposizione in Provincia, “è quella di ricostruire il centrosinistra perché diventi più compatto ed elimini le diffidenze, anzitutto nei confronti dell’Udc. Il voto delle elezioni provinciali dimostra la stima e la fiducia che i tanti elettori savonesi hanno riposto in me. Non ho alcun motivo per rammaricarmi”.
Anche la Provincia di Savona si iscrive, con l’esito del ballottaggio, nel trend che favorisce il centrodestra, smentendo in questa tornata il tradizionale recupero della sinistra sul voto amministrativo rispetto a quello politico nazionale. Anche Boffa lo riconosce e, insieme al segretario provinciale del Pd, Giovanni Lunardon, rifiuta l’idea che la caduta della giunta di centrosinistra guidata da Bertolotto, lo scioglimento anticipato del consiglio provinciale ed il commissariamento possano costituire una delle cause della sconfitta.