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Lettere

Elezioni, Pietra Ligure: analisi di Ivano Rozzi sulla lista civica

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Gentile Direttore, pongo alla Sua attenzione la presente mia comunicazione, a mo’ di lettera aperta, per rispondere a quanti mi chiedono, sicuramente sovrastimando il mio ruolo e la mia competenza sulla materia, se non vi sono alla porta diverse e nuove esperienze e, soprattutto, se il ciclo in essere, quello della Lista Civica Pietrese è, o non è, condiviso. Non è possibile dare una risposta secca e, soprattutto, penso sia necessario argomentare con qualche sprazzo del passato una questione, complessa e dalle tante, queste si, posizioni.

Nata nel 2001 sul presupposto di anteporre una barriera all’alleanza Nan – Accame (Forza Italia, An, Udc e Lega), nasce la Lista Civica Pietrese, intesa per una progettualità alternativa ma, invero, mai propriamente perseguita ed espressa, trovando invece più verosimile : il legante nei protagonismi di alcuni e, in rivalità ataviche per altri, stemperatosi solo negli ultimi tempi per le probabili condizioni di mutazione avvenute nella politica, PD e PDL.

Tornando al 2001, nonostante ciò, la forte propensione dell’elettorato pietrese a seguire progetti comprensibili, premiò la coalizione politico elettorale del Centro Destra. Le note vicende successive ebbero luogo in parte per la vicenda giudiziaria che coinvolse il Sindaco Accame e per i forti attriti che si presentarono durante la breve legislatura amministrativa della Casa delle Libertà – Accame Sindaco.

La Lista Civica si ricompattò nel 2004, molto più forte, vuoi per la nuova entrata di alcuni soggetti (gli sfiduciatori), allora appartenenti alla maggioranza sfiduciata, vuoi per la venuta meno della credibilità della compagine Accame comunque subita per gli eventi citati e, anche per la pressoché immobilità gestionale che il Paese in quel momento presentava. Val qui la pena ricordare il bellissimo l’intervento in Consiglio Comunale (poi riportato sui giornali) dell’allora ex assessore Ciribì sui “Conigli e Codardi”.

Concorsero altresì, al deciso spostamento di parte dell’elettorato verso la Lista Civica Pietrese, alcune amplificate scelte di programmazione di opere ritenute dispendiose, inutili e soprattutto sbagliate. Salvo poi verificare che, pressoché, l’intero complesso delle opere (quelle opere) ha comunque potuto procedere. Molti nastri tagliati, per ammissione degli stessi protagonisti, sono stati per opere che hanno visto un lungo periodo di preparazione precedente. Non vi è dubbio, che alcune soluzioni tecniche, apportate dalla nuova maggioranza, abbino giovato nella loro realizzazione. Comunque fu quello l’elenco delle opere cantierate, non un altro.

Le sofferenze di allora, interne all’amministrazione Accame, di cui ancora oggi ogni tanto si ricorda, erano dettate da visioni differenti sulla priorità di alcune opere, mentre quelle più a contatto di pelle riguardavano le naturali lotte intestine per la leadership di quello o quell’altro assessore. Comuni a tutte le amministrazioni, alcune stimolanti, altre dirompenti. Predominanti le seconde.

In quel periodo, anche l’apparato dipendente e dirigente della macchina comunale aveva sussulti e scompensi, e i vari meccanici addetti a mettervi mano parvero non individuare il guasto. Le battute del corridoio lasciavano presumere essere prossimi ad un caos totale. Molti quelli che si raccomandavano a quello o quell’altro santo, alcuni pensavano ad un autobus per S. Giovanni Rotondo, altri erano più propensi addirittura per Lourdes. In quel tempo si pensò anche nel Palazzo di esaminare quella che in gergo semplice si chiama “pianta organica”; poiché si evidenziavano questi problemi del seccarsi le punte (era allora presente la malattia che faceva seccare i pini cosiddetta del “ragno rosso” “e si sentiva appena parlare di quella che poi colpi le palme, detta “il punteruolo rosso”), e nessuno pareva trovare rimedio. Si sentivano confusi nell’aria profumi e puzza. Un capitolo grigio della storia di questo Comune, per lo più mortificante e per molti versi immeritevole per i più tanti.

Vennero allora le elezioni del 2004, lo slogan collante elettorale si modificò da “contro Nan e contro Accame” a “tutti insieme purché contro Accame”. Slogan entrambi accattivanti ma soprattutto, incisivi e con forte presa sulla gente di Pietra Ligure. I risultati sono ancora sotto gli occhi di tutti, una pessima figura dell’allora diviso Centro Destra Partitico (alcuni l’hanno chiamata, ottimisticamente, modesta figura), una sostanziale tenuta della parte locale della Lega e di Accame.

Gli accordi interni all’allora stravincente Lista Civica portarono al governo del Paese (giunta) i primi classificati, i migliori corridori del voto personale. Ovviamente, verrebbe da dire. La condizione di riequilibratura presente nell’accordo, al momento il Centro sinistra era predominante nei componenti papabili, non ebbe a dover essere applicata in quanto le urne si erano, da sole, bilanciate, 4 di centrodestra, 2 di centrosinistra. Dal settimo in poi i normali incarichi di routine.

Il progetto alternativo e cemento della eterogenea lista, molto dissimile nelle rappresentanze partitiche e politiche, differenziato nelle scelte di fondo, composito su i temi di rilevanza sociale che hanno diviso prima Parlamento e Governo (di Centrosinistra) era: Accame e il “contro Accame”, per l’appunto contro quanto egli avesse rappresentato, sia nel pensiero che nell’opera. Certamente sarebbe stato discordante e conflittuale se mai il voto su questo o quell’altro argomento si sarebbe richiesto, questo era ed è comprovato dalla scarsa presenza di connessioni o congiunzioni politiche interne alla Lista Civica, dove le interdipendenze partitiche vi sono state e vi sono ancora, però nascoste, quasi inavvertite. E’ stato sufficiente rivendicare il fatto che parte dell’elettorato di Centrodestra avesse appoggiato la Lista Civica nel 2004, e ritrovare le condizioni per riunificare parte di esso (il PDL) appunto che immediatamente si evidenziasse l’aspetto soffuso e dormiente del PD, è sufficiente rileggere il comunicato del Partito Democratico, del Segretario Locale alcuni giorni addietro, fatto non da uno qualunque, dove si rivendica l’apartiticità, l’apoliticità della Lista. Ma ci si domanda: era necessario precisare con un puntuale comunicato politico, dosato nel testo, incisivo nel rimarcare la propria presenza all’interno della Lista Civica Pietrese, tanto da far trasparire la valenza che ciò ha comportato?

Cosa si è voluto dire in contrapposizione della semplice apertura che il Sindaco aveva pochi giorni prima pubblicato sul quotidiano, con parole lineari e comprensibili, dimostrando apprezzamento per l’eventuale apporto che Forza Italia potrebbe dare alla Lista mediante l’ausilio ai suoi candidati o aderenti al PDL, salvo poi, da parte del Primo Cittadino, attuare la consueta, necessaria e prevedibile incoerenza dei due pesi – due misure, di usare il “potere di veto” su i nomi, su alcuni nomi e non essere in grado di vantare lo stesso potere qualora altri ponessero veti su nominativi a Lui stesso graditi, utili o perlomeno opportuni?

Allora, ad una persona normale verrebbe da domandarsi, ma davvero l’amministrazione di un Comune di medie dimensioni, quale Pietra Ligure è, può prescindere da assumere posizioni di rilevanza politica sempre? E’ possibile essere efficaci veramente nelle proprie azioni facenti parte di un contesto così dissimile idealmente? Non sono forse i valori, su cui credere, la componente utile e necessaria creare un metodo di convivenza nuovo, che consenta correlazioni e legami di coesistere, anche quando fortemente contrastanti nel metodo?

Perché proprio a Pietra Ligure non è possibile mai incanalare il sentire comune delle espressioni elettorali in espressioni amministrative, ma tutto deve essere frutto di esasperato compromesso, dove oltre la metà degli amministratori uscenti rivendicano a sé appartenenze a pseudogruppi, formati da solo loro stessi e portatori di consensi, ancorché alcuni numerosi, comunque fini a se stessi nella pratica generale. Un po’ come dire che su temi dove il mondo politico si interroga e si divide, temi che sono di attualità e che coinvolgono più di quanto si pensi anche un piccolo o grande Comune, questi “solitari” si confrontano solo con se stessi e non rispondono neanche più a chi gli ha dato la preferenza, in quanto quest’ultima è stata funzionale alla loro elezione, e il percorso successivo è nella completa indipendenza, che non vuole dire valore di scelta non condizionata, ma il contrario, babilonia di espressione o silenzio, qualunque essa sia. Un po’ strano o perlomeno singolare.

Certo, verrebbe da rispondere, un conto è la buona amministrazione e un conto e la politica. Ma allora non è la buona politica a fare buona amministrazione, allora sono le buone persone che facendo buona amministrazione fanno anche buona politica. Ecco spiegato l’arcano. La politica c’è ma non si vede. Si parli di politica, ma in silenzio. Difficile condividere ciò, ne convengo, ma ancora più difficile è per la persona comune, quella fuori dai “giochi”, comprendere quanto la politica fa di buono e quanto di contrario, condannando troppo frettolosamente quanto di importante invece scaturisce dal confronto coordinato dove la discussione, il dibattito e, anche la competizione, fungono di analisi e approfondimento per una sintesi che si spera sempre possa essere la migliore.

E’ per questo che ritengo, come ho ritenuto allora opportuno, che si possa contrapporre alla Lista Civica Pietrese, sicuramente vincente, una valida e capace opposizione, che non ripeta gli sbagli del passato e che non faccia della denuncia, dell’odio personale, della rivendicazione una componente di aggregazione, ma che controlli, accerti e stimoli le scelte della maggioranza, cercando di indirizzare le scelte verso quei settori più trascurati e portando su quei temi, grandi e piccoli, dove si giocano le carte future del paese e delle persone, quel bagaglio di identità proprie di un modo di vedere l’utilizzo della politica funzionale alla buona amministrazione, trasparente e giusta.

Il disegno del PDL non è, come molti invece vorrebbero, e i più grandi hanno detto giustamente al Congresso: “il PDL non è la semplice fusione fredda di alcuni grandi partiti e altri meno grandi…” ma bensì, prima di tutto è la disponibilità delle tante componenti di guardare ad una realtà che apre comunque ad una fase nuova, con un percorso che non può essere da subito tracciato con severità e con ostilità, ma che deve muovere i veri passi all’interno delle coscienze, degli ideali e delle aspettative di chi in esso vede il presente e, soprattutto il futuro.

Ivano Rozzi,
già vice coordinatore di Forza Italia Pietra Ligure

Redazione
3 Aprile 2009 alle 20:30
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